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La nuova sbroccata da palco di Bradford Cox dei Deerhunter

bradford cox

I Deerhunter hanno appena pubblicato il loro nuovo album Fading Frontier, e sono partiti in tour per iniziare a promuoverlo. La formula, che passerà anche per l’Italia, vede il loro frontman Bradford Cox (foto via) aprire il concerto con il suo progetto solista Atlas Sound. L’unico problema, di cui si sono accorti i fan che sono andati sabato 17 a vederli al Regent Theater di Los Angeles, è che Cox, ogni tanto, sbrocca. D’altro canto, se ricordate a marzo 2012 qualcuno gli gridò “MY SHARONA!” durante un concerto dei suoi Atlas Sound, e Cox decise quindi di accontentarlo improvvisandone una cover, che durò un’ora e vide il contributo di membri a caso delle band di supporto. Cox chiese anche al pubblico di prendere in mano le proprie sedie e agitarle sopra le loro teste.

Quello che è successo a Los Angeles ora è stato forse un po’ meno strano, ma comunque abbastanza da disagio per il pubblico. I problemi sono iniziati dopo la performance di Atlas Sound, quando i Deerhunter sono saliti sul palco e hanno iniziato a suonare assieme a Cox senza fare un soundcheck. La setlist è iniziata con Breaker e proseguita con Duplex Planet – alché Cox ha fermato il concerto più volte lamentandosi di problemi con il suono.

A quel punto è partita la sbroccata: la band ha iniziato a suonare Nothing Ever Happened, che è diventata una jam noise lunga circa 30 minuti. Cox ha invitato una fan dal pubblico a suonare la canzone alla tastiera (prendendosi tempo per insegnargliela) e lasciando che diverse persone arrivassero sul palco facendosi trasportare sopra le teste del pubblico.

Il palco era inoltre pieno di piante, che Cox a un certo punto ha iniziato a prendere in mano, scuotere e passare al pubblico, come si può vedere dal video qua sotto. Le reazioni dei fan, come potete leggere sulla pagina FB della band, sono perlopiù negative – gente che ha fatto 6, 7 ore di macchina per andare al concerto e si è trovata di fronte una scaletta stringata e caotica. Ma c’è anche chi ha apprezzato Cox, chiamandolo “un genio maligno”.

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