manchester orchestra

di Luca Minutolo

La musica contemporanea è ormai una lotta all’ultimo sangue. Tra effetti di vario genere, strambe digressioni generate al lume di un laptop ed eccessive spremute di cervelli per tirar fuori il sound più ricercato in circolazione, spesso ci si allontana dalla classica formula basilare. Senza strafare, in questo mare magnum di sensazionalismo obliquo, tornare alla normalità fa sempre bene. Ecco, in questo caso i Manchester Orchestra sono la band “normale” per eccellenza. Nati nel 2004, inizialmente come moniker dietro cui si celava Andy Hull in veste di one-man band, il collettivo di Atlanta prende forma solo dopo un anno, con l’EP You Brainstorm, I Brainstorm, but Brilliance Needs a Good Editor. Nonostante la ragione sociale che omaggia la scena musicale al di là dell’oceano, coadiuvata da coordinate stilistiche del tutto affini alla tradizione pop rock britannica, la situazione interna della band non è del tutto tranquilla. Minata da continui dissidi e defezioni, con membri che vanno e vengono ruotando attorno alla figura di Hull. Instabilità e insicurezze che sbucano fuori prepotentemente dai loro primi tre album (I’m Like a Virgin Losing a Child, Mean Everything To Nothing e Simple Math).

In questa perenne instabilità, i Manchester Orchestra raggiungono solo nel 2014 la propria formazione definitiva. A suggellarne l’equilibrio raggiunto arriva Cope, quarto disco per la band americana in cui convivono magniloquenza melodica di stampo britrock e postumi da crisi adolescenziale. Probabilmente il punto più alto nella carriera di Andy Hull, a tal punto da convincerlo a  crearne a stretto giro un corrispettivo disco acustico chiamato Hope. Ad oggi la band è in tour per promuovere entrambe i dischi, e la data italiana al Circolo Magnolia di Milano per il prossimo 19 agosto è l’occasione che abbiamo preso al volo per scambiare due chiacchiere con Andy Hull, vero e proprio deus ex machina del progetto.

Il vostro ultimo disco Cope risale al 2014. Come si è mossa la band dopo la sua uscita?

Dopo la pubblicazione di Cope ci siamo divertiti a portare in tour il nostro disco, ma in maniera periodica, alternando periodi in giro e momenti di relax casalingo. Stiamo lavorando duramente dal 2006. Ogni volta che possiamo cerchiamo un po’ di respiro lontani dai riflettori e dalla frenetica vita da musicisti. Un ritmo che ci siamo imposti per non venire schiacciati dalla nostra passione e per pianificare meglio ogni mossa futura per la band.

Subito dopo Cope avete pubblicato Hope a stretto giro. Diciamo un disco complementare in cui i brani del primo vengono scarnificati in chiave acustica. Due dischi simili e diversi al tempo stesso. Quale relazione lega questi due dischi e da cosa è scaturita questa scelta?

Diciamo che Cope è stato per noi una sorta di disco definitivo. Ci siamo veramente concentrati per realizzare un disco rock in cui confluissero tutte le nostre forze e capacità. Abbiamo scelto di realizzare Hope dopo poco tempo come regalo per i nostri fan più stretti, ma anche per chi ama il nostro lato più morbido e delicato. Ci siamo divertiti davvero tanto nel realizzare entrambe i dischi in due stili differenti. Abbiamo in un certo senso re-inventato i brani di Cope, stravolgendoli dalla forma all’apparenza coesa che avevano.

Adesso invece state pensando ad un nuovo disco?

Stiamo cominciando a cimentarci col nuovo disco, ma abbiamo tutti altri progetti paralleli e faccende a cui star dietro. Sicuramente a breve saremo tutti in grado di concentrarci per preparare seriamente un nuovo disco. Per adesso abbiamo solo spunti personali e piccole bozze senza forma e sonorità precise.

Per registrare Hope avete costruito un vostro studio personale ad Atlanta. Che esperienza è stata?

Abbiamo costruito quello studio assieme ad alcuni nostri amici all’interno di un casa in cui vivevamo. È stata un’esperienza fantastica. Poter trasformare un luogo pieno di ricordi in uno studio di registrazione è un sogno. Un luogo denso di significato per noi, che allo stesso tempo possa aiutare anche la produttività dei Manchester Orchestra. È uno spazio molto intimo in cui ci divertiamo tantissimo realizzando la nostra musica.

Siete sulle scene dal 2006, ma la tua carriera musicale nasce un paio di anni prima sempre a nome di Manchester Orchestra. Com’era la situazione della band dieci anni fa? Cosa credi sia cambiato rispetto ad oggi?

Siamo passati attraverso svariati cambi di line-up nel corso degli anni, ma sento che ci siamo rafforzati sempre di più ad ogni cambiamento. Sento che abbiamo raggiunto una coesione come band dopo tutti questi anni di trambusto. Oggi ci sentiamo sicuri delle nostre capacità. Mai come prima abbiamo un feeling tra di noi che ci fa sentire sempre molto bene quando suoniamo assieme.

In effetti la vostra line-up si è spesso rimescolata durante la vostra carriera. Credi di aver raggiunto una sorta di equilibrio adesso?

Credo che la nostra band, con la line-up attuale, sia arrivata a buon punto adesso. È sempre difficile e spaventoso affrontare cambiamenti ed imprevisti in qualsiasi ambito della propria vita, ma adesso sembra che tutto stia girando nel migliore dei modi.

Può apparire insolito trovarsi davanti ad una band americana influenzata dal brit rock. Da dove arrivano queste chiare ispirazioni presenti nel vostro sound?

La maggior parte delle sensazioni e del sound che sbuca fuori dai Manchester Orchestra non ha una connotazione musicale ben precisa. Deriva tutto da alcune delusioni amorose che abbiamo avuto quando frequentavamo la scuola. Semplicemente, abbiamo cercato di scoprire ed elaborare la musica più triste che ci fosse in circolazione. Abbiamo una mentalità da classe operaia che ci influenza tutt’ora nelle nostre scelte che, mescolata ad una continua attrazione per la buona arte, ci ha guidato durante i nostri primi anni di attività.

Ad agosto sarete in Italia per alcune date. Cosa possiamo aspettarci dal live set dei Manchester Orchestra?

Sarà il nostro primo viaggio in Italia, sia al livello personale che musicale. Quindi potete aspettarvi delle facce sorridenti corredate di chitarre rumorose ed energia a palate.