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Vibravoid_promo_2014

di Luca Minutolo

Basta osservare una sola foto dei Vibravoid per coglierne subito l’essenza.

Fuoriusciti direttamente dall’epoca flower power armati di fuzz, farfisa e un inguaribile passione smodata per la musica prodotta dal 1969 in giù, la band tedesca gravita nel sottobosco europeo con devozione granitica da 25 anni a questa parte.

Veri e propri integralisti che hanno mitigato la propria vena garage a suon di rigore kraut e ossessivi passaggi psichedelici, elaborando una formula del tutto personale e dalla produzione frammentaria. Raccolta dalla band stessa tramite la propria etichetta Stoned Karma Records, i nostri (ri)mettono in ordine tutta la produzione discografica, animando una schiera di folli appassionati disposti a sborsare cifre importanti per accaparrarsi dischi originali – fino ad oggi – davvero difficili da scovare.

Attivi come musicisti dal 1989, gravitando nella nascente scena psichedelica di Düsseldorf, il trio tedesco Vibravoid compie quest’anno le nozze d’argento con la psichedelia garage più visionaria. Un bagaglio culturale da outsiders assoluti, revisionisti di un era lontana che costantemente portano avanti attraverso una ricerca sonora negli infiniti angoli concavi dei viaggi lisergici.

Abbiamo affrontato un lungo, ma interessante scambio di battute con Christian Koch, chitarra e voce della band tedesca, per fare ordine sulla mole di ristampe in programma e illuminare uno degli esemplari garage più radicali in circolazione. Avulsi dal presente, eppure genuini nella fierezza del proprio essere.

Iniziando dal presente, ci sono un bel po’ di ristampe di dischi e singoli curati dalla vostra etichetta Stoned Karma. Cerchiamo di fare ordine. Cosa avete in progetto di pubblicare e cosa invece è già stato rieditato?

Abbiamo appena pubblicato il 7’’ di Rheinflow come assaggio del nostro nuovo disco che si chiamerà Wake Up Before You Die. Non è ancora completato, e probabilmente pubblicheremo un altro singolo nello stesso formato agli inizi del prossimo anno.

Attualmente stiamo lavorando all’edizione del disco “2001” per il suo quindicesimo anniversario, con un box set di quattro LP e due CD. Credo che il prossimo anno sarà dedicato esclusivamente a questo disco e alla celebrazione per i 25 anni di attività della band.

Alcuni nostri album sono stati distribuiti in edizione limitata, e data la grande richiesta del pubblico hanno raggiunto prezzi folli su Ebay. Non ci interessa fare cassa, ma vogliamo semplicemente che questi dischi possano tornare accessibili ad un prezzo ragionevole. Naturalmente abbiamo apportato delle migliorie alle registrazioni e masters, quindi ci è sembrato naturale combinarli con delle riedizioni appropriate.

Penso davvero che queste nuove uscite siano nettamente superiori per la qualità del suono rispetto agli originali, e in più avranno anche una grande quantità di tracce bonus al loro seguito.

Dopo le edizioni limitate di Distortions e Minddrugs pubblicheremo anche delle versioni LP di questi dischi, sempre ad un prezzo onesto e ragionevole. All’appello dunque mancano solo due album della nostra discografia a cui dovremmo dare una nuova vita, ma questo non avverrà – credo – prima del 2016.

Lungo la vostra carriera non avete mai cambiato sound. In pratica, un revival garage suonato in maniera psichedelica e totalmente folle. Cosa c’è dietro questa scelta? Solo una nostalgica sensazione dei lontani anni 60, oppure qualcosa di ben più profondo e radicato?

Non abbiamo mai sentito la necessità di cambiare la nostra direzione musicale. Abbiamo da poco compreso che la psichedelia è la madre di tutta la musica moderna, e possiede infinite sfaccettature da offrire. Posso solo confermare che, guardando gli ultimi 25 anni, sia stata una decisione profetica.

Fin dagli inizi abbiamo voluto mantenere viva la musica psichedelica originaria degli anni ’60. Quindi in prima battuta suoniamo una vera miscela di psichedelia e acid rock. Certo, siamo anche grandissimi fan del garage anni ’60, e credo che nei Vibravoid si possa trovare davvero molto di tutto ciò. Ma abbiamo sempre cercato di costruire un nostro concetto artistico basato sulla tradizione musicale di Düsseldorf, prendendo i ritmi e le melodie ossessive di Kraftwerk e Neu!

Così come abbiamo sempre cercato di fare nostre tutte queste influenze, attraverso un iconografia ben precisa che esce fuori dai nostri posters, dai giochi di luce sul palco e le copertine dei nostri dischi, in modo da creare un mondo psichedelico pieno e personale, nella maniera in cui crediamo che vada interpretata, ai giorni nostri, la materia lisergica.

Suonate spesso in Italia e, oltretutto, avete dato un nome italiano ad uno dei vostri dischi (Delirio dei Sensi, nda). Che rapporto avete con la musica ed il pubblico italiano?

Oh, l’Italia è fantastica. La amiamo così come adoriamo il suo popolo. Per noi è un ottimo posto dove suonare e credo che le persone capiscano la nostra musica meglio di tanti altri. Davvero, ci siamo divertiti ad ogni singolo concerto in Italia, e non possiamo fare altro che ringraziarvi del calore che ogni volta ci donate.

Rimanendo in tema Delirio dei Sensi, che rapporto avete con le droghe?

Beh, riguardo al titolo del disco, direi che riguarda piuttosto la concezione odierna delle droghe. Oggi sono comunemente utilizzate per i loro effetti tranquillizzanti. Sono solamente il prodotto della cultura postmoderna.

Negli ultimi dieci anni c’è una fiorente scena garage ad animare le acque, localizzata specialmente negli Stati Uniti e nella zona di San Francisco. Da Ty Segall agli Oh Sees di John Dywer, passando per Mikal Cronin e molti altri. Siete mai entrati in contatto con queste band?

In tutta onestà non conosco nessuna di queste band, quindi magari dovrei cercare di ascoltarne qualcosa. Di solito questi gruppi sono capaci di copiare alcuni aspetti del garage anni 60, inseguendo la moda del momento senza capire di cosa parli e tratti realmente questo genere, e questo mi da anche un po’ fastidio. Specialmente da quanto leggo e ascolto, sembra che sentano tutti il bisogno di una nuova e selvaggia scena garage che sia capace di abbattere tutto! Personalmente ascolto solo musica realizzata prima del 1970. Per me questo è l’anno in cui la musica è totalmente morta. Dopo è venuto a mancare il grande spirito che la musica ha avuto in passato, quindi preferisco ascoltare le manifestazioni che quell’epoca ci ha dato. Ma comunque ci sono alcuni buoni gruppi come Fogbound, Jacco Gardner o i Temples.

Avete suonato con Sky Saxon, probabilmente uno dei vostri artisti più influenti. Com’è stato lavorare con lui?

È stata senza dubbio un esperienza unica e irripetibile. A differenza di quanto si dica sul suo conto, è stato estremamente rilassante e facile lavorare con lui. Ha un grandissimo carisma, ma è anche molto gentile e accomodante. Da fan di vecchia data dei Seeds, sono davvero orgoglioso di aver suonato con lui. Sky componeva costantemente poesie a quel tempo ed ha avuto grandi idee per il piccolo progetto che abbiamo programmato assieme. È stato assolutamente fantastico.

Vibravoid_promo_2014 1

Il vostro genere musicale è comunque legato ad un approccio ed un sound vintage. Il vostro pubblico è composto anche da persone più giovani, oppure attirate solamente ascoltatori nostalgici di un’epoca lontana?

Suppongo che molte persone, specialmente i più giovani, stanno realizzando che l’Heavy Metal o lo Stoner Rock non siano necessariamente legate alla musica psichedelica, e quindi sono alla ricerca di una musica che abbia molto di più da trasmettere. Solitamente suoniamo di fronte ad un pubblico molto eterogeneo che va dai Mods anni 60 più irriducibili ai punk rockers, passando per adolescenti fino ai pensionati. È davvero una figata.

Siete anche dei grandi fan dei Pink Floyd, specialmente per quanto riguarda l’era di Syd Barrett. Cosa pensate loro (forse) ultimo disco The Endless River?

Non sono sicuro di voler ascoltare quel disco. I Pink Floyd dopo Syd Barrett non hanno nulla da offrire per me. Posso solo consigliare di ascoltare The Piper At The Gates Of Dawn e nient’altro.

La vostra è una band in tutto e per tutto Retromaniaca. Avete curato immagine e musica ispirandovi chiaramente dagli anni ’60, dal Flower Power fino al revival garage degli anni 80. Cosa pensate di questo ritorno musicale del passato? È una mancanza d’ispirazione oppure una semplice celebrazione di un epoca d’oro della musica?

Beh, i tempi sono cambiati e questo eterno ritorno andrebbe visto come un passato distorto inserito in un contesto presente molto effimero. Siamo capaci di mantenere la forma della musica del passato, ma non riusciamo ad infonderne la stessa sostanza. Non abbiamo le stesse idee e contenuti. È un problema del mondo post-moderno. Le persone sono troppo poco individualiste per articolare e creare musica propria. Con 25 anni di storia alle spalle, i Vibravoid vengono da tempi differenti, e quindi abbiamo idee e metodi di lavoro completamente diversi dalle band di oggi. Ai nostri esordi la parola “Retro” non veniva usata per descrivere qualcosa di “Neo” – che significava “nuovo” perché rappresentava davvero qualcosa d’inedito – mentre quella di oggi è musica “Retro” perché priva di qualsiasi nuova ispirazione. Per quanto mi riguarda, sento di fare ancora nuova musica con i Vibravoid!


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