Home Magazine In edicola Rumore 387 | Aprile 2024 – 30 anni senza Kurt Cobain

Rumore 387 | Aprile 2024 – 30 anni senza Kurt Cobain

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Kurt Cobain scomparso 30 anni fa Nirvana RUMORE 387 COVER
(Credit: Steve Gullick)

Tutti i contenuti del numero 387 di Rumore, aprile 2024. 30 anni senza Kurt Cobain

Nome e cognome: Kurt Cobain. Voce, chitarra, volto e principale autore dei Nirvana, uno dei gruppi “moderni” che meno ci hanno impiegato a entrare nella storia del rock. Il suicidio dell’aprile ’94 è stato uno spartiacque generazionale. Ormai è cosa nota. C’è un prima, con la scena di Seattle montante e il successo major di massa che un po’ alla volta baciava tutti gli appartenenti. E un dopo: la grande risacca, la deriva del (presunto) fallimento personale. Anni dopo arriverà il decesso di Layne Staley degli Alice In Chains (acquista l’arretrato qui). E poi quello di Chris Cornell dei Soundgarden (acquista il numero arretrato). Tutti suicidi dolorosi (a cui andrebbe aggiunta la recente morte enigmatica di Mark Lanegan, già negli Screaming Trees – acquista il numero arretrato), ma nessuno ha frustato l’immaginario quanto quello di Kurt Cobain. Ancora oggi una delle copertine più fragorose della storia di Rumore resta proprio quella successiva al decesso di Kurt. Uno dei pochi autori che nel suo percorso da indipendente a classico, viene scoperto e ascoltato dalle nuove generazioni come fosse un emissario del panteon dei John Lennon. Aprile 94/aprile 2024, sono passati 30 anni tondi da quella morte. Nei primi anni di questo giornale, Cobain è stato uno dei fari per la direzione editoriale del mensile. Normale quindi che quanto accaduto abbia colpito all’epoca i collaboratori come i lettori. Normale quindi tornarci oggi, a 30 anni di distanza, con una lunga inchiesta su ciò che Kurt ha rappresentato e ancora rappresenta. Parlano Dave Grohl, il regista Dave Markey e il manager Danny Goldberg, scrivono Andrea Valentini, Nicholas David Altea e Francesco Vignani. Mentre il nostro Francesco Farabegoli mette in prospettiva questa parabola artistica e di vita. Che oggi come ieri abbiamo deciso di celebrare come merita. Kurt Cobain, ritratto dal grande Steve Gullick: dal suo volto angelico sprofondato tra una poltrona e una chitarra parte la copertina di Rumore 387, aprile 2024.

Chitarre, chitarre e ancora chitarre, anche se per l’occasione ci spostiamo dal nord al sud degli Stati Uniti. Gli orfani di quella formidabile macchina stoner doom che furono gli Sleep, possono ormai da un quarto di secolo abbondante consolarsi con gli High On Fire: il nuovo “fiammeggiante” album viene messo sotto la lente d’ingrandimento di Claudio Sorge e Andrea Valentini, grazie a un’intervista e a un’immersione dentro il funambolico mondo di Matt Pike – una delle figure più carismatiche della storia della musica hard – e soci.

A proposito di immersioni: appena un mese fa ne abbiamo effettuata una profonda dentro i nuovi femminismi applicati alla popular music. Ci scostiamo un po’ questo mese, ma neanche troppo. Il punto di partenza è il liquido nuovo disco di R.Y.F., alias Francesca Morello. Da qui parte un ragionamento sul rapporto tra militanza e sperimentazione, tema in grado di accomunare musiciste assai diverse ma unite dalla creatività come Moor Mother, Ethel Cain, Backxwash e Karyyn. Il disco “blu” di R.Y.F. raccoglie tante di queste anime contemporanee (non a caso Moor Mother sfila fra gli ospiti assieme a Skin), ricordandoci quanto il binomio fra suoni e politica sia spesso alla base delle cose più eccitanti che emergono dall’underground. Letizia Bognanni e Daniela Liucci firmano l’articolo.

Grazie al radar di Mauro Fenoglio e Francesco Vignani ci focalizziamo poi su un tema pivotale per la musica di oggi: il ruolo e la centralità del produttore. L’attenzione si poggia su due artisti che escono simultaneamente con le loro novità discografiche. Da una parte abbiamo Jack Antonoff: un passato da musicista emo punk, poi il successo come componente dei Fun, fin a diventare il producer più richiesto del – passateci il termine – mainstream alternativo. Dai 1975 a Taylor Swift e Lana Del Rey: da qualche tempo Antonoff ha una band che si chiama The Bleachers e pubblica ora il suo nuovo disco, come al solito fatto di sofisticato quanto lunare indie pop. Dall’altro lato c’è invece Bullion, produttore che dell’eclettismo e di un percorso tra indipendenza e pop massimalista ha fatto la sua cifra stilistica. A seguire un ragionamento sul peso dei produttori nella storia della musica e di quelli che si sono trasformati in autori, abbandonando il bancone della regia.

E ancora: Mario Ruggeri scrive per noi un toccante ricordo del nostro Teo Segale, prematuramente e tristemente scomparso, tra le tante cose nostra firma storica sino a pochi anni fa; in scaletta anche interviste a progetti in ascesa come i britannici Last Dinner Party e Fabiana Palladino, gli australiani Royel Otis, i torinesi Ponte Del Diavolo e Nino Gvilia, Little Albert dal Veneto e Clauscalmo, che si  muove sull’asse Salento/Milano. Con la firma di Alessandro Besselva Averame riverbera invece nella pagine della rubrica Flashback l’avventura dei tardi anni 60 siglata dall’inglese Alan Hull, già nella band di culto originaria di Newcastle Lindisfarne. Dopo una piccola pausa torna sottovoce la rubrica I Complessi, che questa volta ha come protagonista la straordinaria vicenda esistenziale e artistica di Edda

Nella fitta sezione dedicata ai libri recensiamo il nuovo volume di un veterano del mondo musicale italiano come Luca De Gennaro, senza dimenticare le ultime uscite dedicate a Misfits e Luigi Tenco e alle fanzine italiane, protagoniste del voluminoso Out Of The Grid. Il libro del mese è il solido saggio sulla cultura pop di Claudio Castellacci.

Infine ci concentriamo come sempre su moltissime novità discografiche, fra cui spicca il nuovo album del DJ, produttore e discografico britannico Vegyn, nostro disco del mese. Che fa il paio – restando in Italia, ma vista da fuori – con il ritorno di uno dei più grandi talenti italiani degli ultimi anni, quello della romana – d’origine, ma ormai da tempo londinese d’adozione – Maria Chiara Argirò. Oltre alle nuove uscite di Mount Kimbie, Shabaka, Melvins, Still Corners, Big|Brave, Cosmo, Vampire Weekend, James, Liam Gallagher & John Squire, Esterina, Elbow, The Black Keys, Tre Allegri Ragazzi Morti, Chelsea Wolfe, Khruangbin, Four Tet, Bugo, Accept, Acid Mammoth, Chicano Batman e tantissimi altri. Fra le ristampe segnaliamo invece quelle di Stereolab, Alice Coltrane, Deep Purple, These Immortal Souls, The Waterboys, The Who, Wings.

“Rumore” 387, aprile 2024, è in edicola al prezzo di 8 euro.
Disponibile anche la versione app da scaricare, per tutte le piattaforme. Buona lettura!

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