Home Magazine In edicola Rumore 384 | Gennaio 2024 – The Smile, dai Radiohead al futuro

Rumore 384 | Gennaio 2024 – The Smile, dai Radiohead al futuro

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Cover Rumore 384 Gennaio 2024

Tutti i contenuti del numero 384 di Rumore, gennaio 2024. The Smile, dai Radiohead al futuro e la guida pratica dedicata ai video musicali curata da Luca Pacilio

Cominciamo il nuovo anno con una band tanto recente quanto consolidata. Stiamo parlando di The Smile, in pratica la via di fuga dai Radiohead messa in scena da Thom Yorke e Jonny Greenwood. I due che, a detta di molti, costruiscono da sempre la vera anima e ossatura creativa della band inglese, pubblicano al principio del 2024 il loro secondo album, Wall Of Eyes. Se della carriera solista di Yorke molto si sa, per via dei suoi album “isolazionisti”, non tutti conoscono la traiettoria cinematografica di Greenwwod, chitarrista e solido autore di colonne sonore grazie a un binomio creato  negli anni con il regista Paul Thomas Anderson. Ai due si aggiunge Tom Skinner, già formidabile batterista dei Sons Of Kemet, una delle creature più interessanti della nuova scema jazz odierna. Se i Radiohead hanno scavato un solco ineludibile dentro la storiografia della musica contemporanea, gli Smile stanno proseguendo nel lavoro, dosando sapientemente ricerca e profondità emotiva. Un insieme di teste e sensibilità che crea – non è mai scontato in questi casi – una sintesi mirabile dei propri talenti. Dal primo grande album del 2024 comincia il primo numero del 2024 di Rumore.

A proposito di storia della musica: è da poco uscito negli Stati Uniti il gigantesco memoir di Sly Stone, una delle figure che maggiormente ha contribuito a cambiare la storia della black music, accompagnato dalla sigla Sly And The Family Stone. Abbiamo chiesto al nostro Carlo Bordone di indagare dentro questa storia. E questo libro. Cosa che l’infallibile Carlo ha fatto andando a dialogare con Miles Marshall Lewis: scrittore e saggista esperto di cultura afroamericana. Ne sono venuti fuori un ritratto e un percorso sfaccettato, dentro la carriera di una figura che potrebbe accreditarsi la piena paternità di molta della musica urban oggi in circolazione.

Anno nuovo, nuova guida pratica allegata al giornale, ma soprattutto nuova firma: questa volta tocca a Luca Pacilio. Già nostro collaboratore da diversi anni, Luca è il motore della rubrica che ogni mese propone i migliori video selezionati dal curatore stesso per Rumore. Da Musica per gli occhi, il nome della rubrica, a Vedere la musica, titolo della guida di questo mese, il passo è breve. Ma di cosa si tratta? Pacilio ha raccolto i 50 + 50 videoclip che hanno fatto la storia del genere, dalle origini a oggi. Un mezzo espressivo oggi un po’ meno centrale nelle vicende dell’industria discografica, ma non per questo meno importante, anzi. Soprattutto in un momento storico in cui la bibliografa su questo tema è inspiegabilmente via via scomparsa. Così da una parte Vedere la musica si pone lo scopo di coprire un vuoto, dall’altra analizza 100 racconti per immagini che hanno scolpito questa forma d’arte, senza snobismi o paraocchi. Un libro che riporta il lettore a stretto contatto con una disciplina artistica che fino a ieri stava su MTV e dintorni, mentre oggi passa perlopiù attraverso YouTube e gli schermi degli smartphone. Del resto tutti abbiamo uno o più video preferiti nel nostro archivio mentale e affettivo. Qui c’è la possibilità di scoprire tutti quelli che magari abbiamo sottovalutato o ignorato, e che invece hanno scritto una pagina del genere.

Torniamo in Inghilterra per parlare di due sguardi diversamente simili. Il primo è quello dell’americano Tim Smith: ex leader degli indimenticati Midlake, oggi si fa chiamare Harp e proprio ad Albionha dedicato il suo album d’esordio. Dall’altro lato c’è Bill Ryder-Jones: chitarrista e compositore britannico un tempo nei Coral, ma da anni autore di un appassionante traiettoria solista. I due, dicevamo, guardano da punti di visa diversi ad Albione: una terra magica e misteriosa che nei rispettivi album diventa occasione di racconto musicale. Alessandro Besselva Averame e Stefania Ianne hanno percorso per noi questi sentieri che dal passato portano al presente.

Nella frammentazione globale della musica di oggi, un ruolo chiave lo gioca l’elettronica di ricerca. Sui rottami delle sperimentazioni di nomi come Burial o etichette coma la Blackest Ever Black si muovono oggi progetti come quelli di Rainy Miller e dei nostri beniamini Space Afrika. Altro nome chiave è quello della AD93. Siamo in un’Inghilterra post tutto, al confine tra residui techno e rimasugli dubstep, un suono svuotato, tra frattali dance e improvvise scale di grigio che dominano il paesaggio, non solo musicale. Un suono che sembra venire alla fine di tutto e che Mauro Fenoglio, come sempre, ha ispezionato realizzando interviste ai protagonisti e ricostruendo il contesto storico e culturale da cui tutto proviene. Uno dei suoni più avvincenti e avventurosi della contemporaneità.

Paolo Benvegnù è oramai leggenda della canzone d’autore italiana alternativa. Fresco di nuovo album dopo un po’ di anni di silenzio, esce finalmente allo scoperto con un’intervista in cui riafferma ancora una volta la sua profondità e integrità artistica. L’ex Scisma risponde a Barbara Santi senza sottrarsi dentro la rubrica I Complessi.

Capitolo playlist 2023: non possono mancare a gennaio – come da tradizione – le classifiche riassuntive del 2023 appena trascorso, a cura di tutti i collaboratori della rivista, voce per voce, firma per firma. 10 dischi a testa fra le novità che hanno caratterizzato l’anno da poco concluso.

Scriviamo poi delle ultime uscite editoriali relative a mostri sacri della musica come Franco Battiato e Bob Marley. Recensiamo il memoir di una figura pivotale della discografia italiana come Stefano Senardi. Senza dimenticare i nuovi titoli tradotti di Paul Auster e Mark Fisher. Claudio Sorge ricostruisce per noi la parabola degli Artwoods, inglesi a cavallo tra R&B in quella immensa miniera d’oro che fu l’Inghilterra degli anni 60 . Fra le interviste della sezione Futura spiccano poi quelle a sicuri protagonisti della scena di domani come la centromaericana Mabe Fratti, gli italiani per così dire meticci Nuovo Testamento e J. Raise JR & Alijaa, le provocanti newyorkesi Cumgirl8 e i nostri connazionali Maladè, Club Rivera e 1989.

Il disco del mese è quello d’esordio del misterioso ensemble britannico Tapir! Mentre fra le uscite italiane spicca il ritorno dopo anni di quiete della cantautrice indie Any Other.Recensiamo inoltre i nuovi lavori di Spidergawd, Placebo, C’Mon Tigre, Ty Segall, Anna Calvi, André 3000, Subsonica, Marika Hackman, New Model Army, Matmos, Saxon, Umberto Maria Giardini, Blixa Bargeld & Teho Teardo, Future Islands, Juliana Hatfield, Busta Rhymes, Guided By Voices, The Feelies, Gruff Rhys, Madness etc. A questi si aggiungono, fra le altre, le ristampe di Fuzztones, The Black Crowes, Bob Dylan, Verdena, Lucio Dalla, Dinosaur Jr.

“Rumore” 384, gennaio 2024, è in edicola: al prezzo, inclusa la guida allegata, di 9,90 euro. Disponibile anche la versione app, per tutte le piattaforme. Buona lettura!

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