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Lankum, fantasmi irlandesi a Londra

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Lankum Live

I Lankum hanno portato sul palco della Roundhouse di Londra suoni e fantasmi d’Irlanda

È stato un anno incredibile per i dublinesi Lankum. Sono esplosi nelle coscienze musicali di tutta Europa e hanno conquistato le vette di tutte le classifiche di fine anno con la loro ultima opera, il cupissimo e visionario False Lankum, un misto di canzoni tradizionali del folk irlandese e di opere nuove dal sapore oscuro e ipnotico. Non sorprende il fatto che il loro concerto a Londra abbia riempito l’enorme Roundhouse, un locale per concerti storico, nato come uno dei tanti progetti della Londra industriale vittoriana, uno spazio ferroviario dove far cambiare direzione alle locomotive a vapore in un universo, quello cittadino, sempre più sovraffollato. Da quando è stato trasformato in un locale per concerti, i fantasmi di musicisti scomparsi passati su questo palco storico, da Jim Morrison a Jimi Hendrix, sembrano popolare lo spazio anomalo formato da milioni di mattoncini e uno scheletro di metallo lavorato che sorregge l’insolita cupola di legno. Le luci che danzano nell’aria partendo dalle spalle del gruppo, sorvolando le mani tese del pubblico, creano delle illusioni ottiche spettrali, dando forma eterea ai tormentati protagonisti delle storie rievocate dai quattro musicisti irlandesi, i due fratelli Ian e Daragh Lynch, Cormac MacDiarmada e Radie Peat.

Per anni, prima di raggiungere il successo, i quattro musicisti hanno lavorato instancabili al suono del loro gruppo, cesellato le loro competenze musicali e qualità performative in innumerevoli pub irlandesi, una pinta di birra come unica paga. Il risultato musicale raggiunto è un suono cupo, disperato, psicotico, ossessivo, il suono di persone ai margini dell’esperienza umana, alimentate dalla disperazione. E il concerto stasera è un’esperienza musicale insolita, mistica/infernale, partendo dall’inizio tradizionale, con la cupa Wild Rover, fino all’ossessiva, splendida Go Dig My Grave, con Radie Peat alla voce. Il pubblico non fiata, i telefonini rimangono nelle tasche posteriori, le voci, gli strumenti perdono la gioia artificiale solitamente associata con la musica irlandese. I Lankum danno voce alla disperazione più profonda, il suono emesso dagli strumenti è irriconoscibile. Una chitarra acustica incalzante, il lamento del violino, il ronzio ossessivo delle cornamuse irlandesi, dell’armonium, della concertina. Ogni passaggio è segnato dalla profondità inaspettata della grancassa più grande che abbia calcato un palcoscenico tradizionale.  

Ai fantasmi del passato stasera si uniscono i fantasmi del recente passato irlandese. Una splendida e atmosferica Lullaby viene dedicata a Sinéad O’Connor, una leggenda assoluta. Ian Lynch descrive come fosse impossibile per loro salire sul palco con la folla in visibilio dopo Sinéad nel giorno in cui hanno celebrato i 60 anni di Shane MacGowan. Un giorno assurdo – ricorda Ian, che indossa una maglietta con il viso di MacGowan – con tutte le autorità irlandesi e Bono e Johnny Depp al seguito. Una giornata che non aveva senso nella storia di MacGowan. Stasera ho la sensazione che il fantasma di McGowan sia sempre presente durante tutta la performance e il pubblico osa sperare. I Lankum nell’encore non deludono le attese, riprovano a interpretare uno dei classici di MacGowan, The Old Main Drag, cantata dal vivo per la prima volta a quel famoso concerto tributo di 5 anni fa. Le tre voci maschili dei Lankum cantano a cappella accompagnate da Radie Peat all’armonium. Una versione spettrale per una storia di abusi infernali ai margini della grande città, una storia semi-autobiografica. Vedere i Lankum dal vivo è un’esperienza mantrica, un viaggio agli inferi, il ritorno alla vita normale della città sembra impensabile.

Setlist
The Wild Rover (traditional)
The New York Trader
The Young People
Rocky Road to Dublin (D.K. Gavan cover)
The Pride of Petravore
On a Monday Morning (Cyril Tawney cover)
Lullaby
Go Dig My Grave
Encore:
Cold Old Fire
The Old Main Drag (The Pogues cover)
Bear Creek

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