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Editoriale 382: reincarnazioni

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Tricky Maximquaye Reincarnated

L’editoriale del numero 382 di Rumore, novembre 2023, di Rossano Lo Mele

di Rossano Lo Mele

Michael A. Gonzales è uno studioso e critico originario di Brooklyn. Negli anni ha scritto moltissimi saggi e libri (uno su tutti quello sulla storia del rap edito negli anni 90) che hanno cementato la sua centralità nel mondo del music writing. Sul numero di novembre 2023 del mensile inglese “The Wire” è stato chiamato per srotolare un ragionamento sulla sua passione principale, ossia l’hip hop. Dato che la sottocultura in questione ha appena computo 50 anni – al tema abbiamo anche dedicato la cover story del numero di giugno di quest’anno – Gonzales afferma: ok, abbiamo celebrato i padri fondatori del genere, ma poco è stato detto dell’influenza di costoro e dell’uso pionieristico di microfoni, samples e giradischi su chi è venuto dopo. L’occasione per sviluppare il suo pensiero gliela fornisce la ristampa di Maxinquaye, debutto di Tricky edito nel 1995, da pochissimo disponibile.

Per raccontare questa storia dobbiamo riavvolgere il nastro della memoria. Da una parte per ricostruire i fatti, dall’altra per capire come – nelle faccende creative – il concetto di chi ha fatto cosa ed eventualmente di appropriazione indebita di idee rimanga da sempre e per sempre urticante materia di discussione. Tricky, all’anagrafe Adrian Nicholas Matthews Thaws, nasce a Bristol 55 anni fa. 30 anni fa, nel 1993, debutta con un singolo chiamato Aftermath. La storia vuole che sia arrivato alla leggendaria Island dell’altrettanto leggendario Chris Blackwell grazie a un acetato autoprodotto e consegnato a mano, porta a porta. Il carattere di Adrian non è dei più mansueti, ma Blackwell gli fa fare qualcosa di impensabile per i tempi che viviamo, e tuttavia normalissimo per l’epoca. Benché si tratti di un esordiente, l’uomo che ha portato al successo discografico mondiale U2 e Bob Marley decide di investire su di lui addirittura con un contratto che prevede cinque album. Tricky, che nel frattempo si è accorciato il nome rispetto all’iniziale Tricky Kid, ci mette due anni per arrivare al suo album d’esordio. Prima, ai tempi del nome espanso, rappava in un gruppo di suoi concittadini, i Massive Attack. I quali, autori di album portentosi come Blue Lines e Protection, avevano tutta la stima del mondo addosso, ma non avevano ancora svoltato prepotentemente a livello commerciale come avverrà in seguito con Mezzanine. I Massive Attack, nel ’98, dopo un litigio interno con Robert “3D” Del Naja, perdono Mushroom, uno dei componenti. Ma già nel ’95, secondo le cronache, ironizzano sulla fuoriuscita di Tricky: dove pensava di andare lo “scaltro” dopo aver abbandonato uno dei gruppi in assoluto più influenti e rilevanti della storia della musica? Presto detto, in anticipo sull’esplosione mainstream dei Massive Attack, Tricky si prende la sua rivincita, parecchi soldi e una doccia incredibile di popolarità. Maxinquaye s’intitola così perché Maxine Quaye è il nome della madre di Tricky, morta suicida quando lui aveva appena quattro anni: la ristampa del 2023 sostituisce la vecchia copertina con un’immagine della donna. Il disco si apre con Overcome, remake di Karmacoma che i suoi ex soci pubblicarono poco prima. Volano gli stracci: secondo 3D la canzone fu scritta da lui con Tricky, il quale sosteneva invece che il brano fosse tutto suo. Maxinquaye è prodotto dallo storico ingegnere del suono Mark Saunders (già dietro il mixer per Erasure e Cure): Tricky dichiarerà poi che Saunders non ha avuto alcun impatto sul disco. I limiti e gli interrogativi della storia e della creatività quasi sempre s’intrecciano.

Maxinquaye diventa ben presto l’epitome del cosiddetto trip hop, definizione da sempre detestata da Tricky stesso, secondo cui si tratta di un modo per eliminare la radice black dalla musica, rendendo in questo modo l’hip hop un genere “sicuro”. All’epoca accompagnato in studio e nella vita dalla compagna Martina Topley-Bird, Tricky non solo incornicia il lato oscuro del suono inglese di quegli anni – Maxinquaye diventa la risposta crepuscolare al successo bianco di Oasis, Pulp e Blur – ma secondo Gonzales trasforma il suo autore nella versione più credibile e aggiornata del bluesman contemporaneo. Ascoltando brani oggi classici come Hell Is Round The Corner se ne coglie tutta la potenza, tra voci fumose e bassi da svegliare il condominio. Non solo: in un paragone ardito Gonzales si spinge a sostenere che la sua “pericolosità” gangsta – benché solo a livello di attitudine e temperamento – renda Tricky una sorta di equivalente britannico di Tupac Shakur, star del periodo uccisa appena un anno dopo l’uscita del disco, nel 1996.

La ristampa, dicevamo: appena edita in formato allargato, triplo vinile e doppio CD. Il progetto era vecchio, già nel 2012 doveva uscite qualcosa di simile: Tricky aveva problemi di soldi e doveva chiudere un vecchio debito con il fisco inglese. Ma non se ne fece nulla. Ora l’album esce davvero: Maxinquaye, sottotitolo Reincarnated. Questo perché i brani in più sono reincarnazioni del passato, non semplici appendici. Tricky li ha composti nel 2022, ex novo. Se i remix vanno intesi come fasi di riscrittura ed editing della propria opera, le reincarnazioni musicali vanno oltre: ci dicono che non solo la storia è incerta, le ricostruzioni insicure e i meriti/demeriti anche. Ma anche che la (auto)biografia può essere remixata e post prodotta. A patto di guardarsi dentro e scavare. Che poi spesso l’inferno proprio e altrui sta lì, appena dietro l’angolo.

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