Home Rubriche Dal vivo God save the queer. Regine, re e folletti pazzi del TOdays 2023

God save the queer. Regine, re e folletti pazzi del TOdays 2023

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Todays Festival

Wilco, Verdena, Christine And The Queens sono stati fra i protagonisti di un’altra grande edizione del TOdays Festival

di Letizia Bognanni
foto di Daniela Liucci

Un re dal nome di donna e una regina maschio: l’edizione 2023 del TOdays Festival si apre e si chiude così, con due set che a parte i nomi reali non potrebbero essere più agli antipodi – spartanissimo quello dei King Hannah, teatrale ai limiti del kitsch quello di Christine And The Queens -, e in mezzo tutto un mondo di musiche e spettacoli dai colori più diversi. E quando diciamo colori non li intendiamo (solo) in senso metaforico, come vedremo andando avanti nel racconto dei tre giorni torinesi che tradizionalmente segnano la fine dell’estate musicale (e quest’anno anche climatica).

Il primo giorno allo sPAZIO211 si apre, dicevamo, coi King Hannah, che raccontano di essere appena arrivati dopo un'”odissea” con gli aerei, e in effetti un po’ di stanchezza sembrano accusarla. Il loro live rimane comunque piacevolissimo e intenso, confermandoli come una delle proposte migliori degli ultimi anni. Oltre al fatto che Hannah Merrick riesce ad essere bella e stilosa anche con un look da lockdown, pantaloni della tuta e camicia alla Luke di Gilmore Girls che fra l’altro fa venire caldo solo a guardarla. Dalla compostezza dei King Hannah si passa alla pura follia con i Les Savy Fav e il loro incontenibile frontman Tim Harrington: una folletto dalla barba arancione che salta, balla, corre, si mette in mutande, scende in mezzo al pubblico a lasciare macchie arancioni su magliette a caso e rubare birre. Stranamente, l’imbarazzo non scade mai nella sgradevolezza e si divertono tutti – anche se non vinceranno la palma di live più divertente del festival, o almeno se la divideranno con un altro paio (no spoiler). Di imbarazzante Warhaus aka Maarten Devoldere ha solo la presenza fisica, che scatena l’ormone dell’intera platea, per il resto il live fila liscio, sofisticato, ben suonato, romantico, coinvolgente, elegante, tutto al posto giusto. Ineccepibili in modo diverso, ma nessuno si aspettava che non lo fossero, i Wilco, che iniziano con una Spiders (Kidsmoke) acustica, come quella eseguita durante il blackout del 2007 sullo stesso palco. Per chi c’era 16 anni fa, ma anche per chi ha sentito tante volte raccontare quell’epica serata, un momento emozionante. Emozione che a dirla tutta viene un po’ scemando nel corso del concerto, bello per carità – i Wilco sono uno di quei gruppi di cui non si può dire niente ma per davvero, non per correttezza politica – ma forse fin troppo “perfetto”, e considerando che era anche il compleanno di Jeff Tweedy magari ci sarebbe stata bene anche un po’ di professionalità in meno e un pizzico di cazzonaggine in più.

(Credit: Daniela Liucci)
(Credit: Daniela Liucci)
(Credit: Daniela Liucci)
(Credit: Daniela Liucci)

In compenso ci penseranno nella seconda serata gli Sleaford Mods a darci tutta la cazzonaggine che vogliamo. Prima arrivano i Gilla Band, gli outsider della nuova onda post punk, così bruttarelli, rumorosi e poco hip, che per contrappasso lasciano il palco a un’altra rappresentante della quota figaggine, ovvero Anna Calvi: bravissima, bellissima, stilosissima, poco da dire anche qui. Tutto un altro stile gli Sleaford Mods, unici (o quasi) veri working class heroes del terzo millennio, incazzati, sgraziati, monocorde, punk, se questa parola significa ancora qualcosa. Vi sfidiamo a trovare un gesto più proletario del finale di Andrew Fearn – prontamente ribattezzato il Mauro Repetto inglese – che ripone il PC nello zainetto, se lo mette in spalla e se ne va così. Coi Verdena tornano le chitarre e l’italoindie di quando era indie davvero. Una certezza, non a caso il loro è probabilmente il live con il pubblico più transgenerazionale di tutti.

(Credit: Daniela Liucci)
(Credit: Daniela Liucci)
(Credit: Daniela Liucci)
(Credit: Daniela Liucci)

La terza e ultima serata la pioggia, leggera ma costante, non scoraggia il pubblico, meno numeroso ma sempre entusiasta, anche perché la line-up è in buona parte la più danzereccia. I Porridge Radio non sanno dove si trovano – “siamo appena atterrati e non sappiamo nemmeno dove siamo, credo in Italia”, dice Dana Margolin non si sa quanto scherzando (alla fine però saluterà Torino, gliel’avranno suggerito?) – ma non per questo risparmiano le energie, regalando un live di rara potenza ed efficacia, anche loro come i King Hannah ci danno fiducia nel futuro del rock, e anche Margolin sfida le intemperie scendendo in mezzo al pubblico. Impossibile stare fermi quando irrompono i variopinti, scatenati, irresistibili Ibibio Sound Machine e il loro afro-disco-funk, e anche dopo, quando lasciano il palco ai francesi L’Imperatrice, che non fanno niente di nuovo ma lo fanno benissimo: anche loro super stilosi – alzi la mano chi è andato a cercare su Amazon la spilla a cuore luminosa – ci fanno fare un tuffo di gusto negli anni 80. Mentre Christine And The Queens, che chiude la serata e il festival, ci porta in una dimensione altra, fuori dallo spaziotempo, con quello che non si può nemmeno chiamare concerto: il palco diventa una specie di tempio, con statue neoclassiche, scale, sedie, fiori, all’interno del quale l’artista celebra una cerimonia di mutazione, rinascita e affermazione di sé. Fra musica, danza e teatro, simbolismi, cambi di costume e fiera nudità, Letissier ipnotizza tutt* con la voce, il corpo e uno spettacolo al netto di qualche barocchismo di troppo indubitabilmente potente.

(Credit: Daniela Liucci)
(Credit: Daniela Liucci)
(Credit: Daniela Liucci)
(Credit: Daniela Liucci)

È difficile trovare delle pecche nel TOdays, ma una cosa va detta: perdersi interi concerti per fare la fila, anzi tre file, per il cibo è un vero peccato, organizzare meglio e diversificare il settore food sarebbe un ottimo proposito per il futuro (anche e soprattutto se fosse vero che sta arrivando la concorrenza spagnola). Però diciamo anche un grosso Sì per l’acqua gratis. Dovrebbe essere così in tutti i festival e concerti, e invece… anche per questo, oltre che per tutto quanto scritto prima, grazie TOdays, all’anno prossimo.

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