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Intervista a Laura Di Salvo della E-R Music Commission: “L’Emilia Romagna è una regione che appare come unico grande palcoscenico diffuso”

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Laura Di Salvo

La responsabile della comunicazione Laura Di Salvo racconta il lavoro, i progetti e gli obiettivi dell’Emilia Romagna Music Commission

di Letizia Bognanni

La musica è cultura. Sembra incredibile dover ribadire l’ovvio, ma siamo nel paese del “con la cultura non si mangia”, quindi sì, è bene ribadire. Ma è bene anche parlare di e con le realtà che lavorano per la musica, la musica come cultura e “cosa con cui si può anche mangiare”. Fra queste realtà c’è la Music Commission dell’Emilia Romagna: nata nel 2018 in seno alla Legge Musica, promuove e sostiene l’industria musicale e lo sviluppo dei suoi artisti e professionisti.

Fra i tanti programmi della E-R Music Commission, c’è il progetto Biglia, con all’interno anche tre appuntamenti in partnership con Rumore, legati al numero speciale estivo dedicato alla scena post punk – new wave italiana.

Ce ne siamo fatti raccontare lavoro, obiettivi, progetti, dalla responsabile della comunicazione Laura Di Salvo.

Chi è Laura Di Salvo? Qual è stato il tuo percorso professionale? Hai sempre voluto lavorare nella musica?

“Mi chiamo Laura, da Palermo sono arrivata a Bologna nel ’97 per intraprendere gli studi universitari. La mia famiglia non era d’accordo, per motivi affettivi certo, e anche per evidenti motivi economici, ma, testarda e diciottenne, nessuno mi avrebbe potuto impedire di frequentare il DAMS e di dedicarmi allo studio delle discipline delle arti, della musica e dello spettacolo. E, soprattutto, di entrare a fare parte di quella comunità vivace e creativa proveniente da ogni angolo d’Italia. Finito il DAMS (con tutta la calma necessaria) ho immediatamente trovato impiego presso l’assessorato alla cultura della Regione Emilia-Romagna. No, non ho voluto da sempre lavorare nella musica. La mia tesi di laurea era dedicata alle arti performative, in particolare alla body art – mutazioni e invasioni tecnologiche di corpi. Insomma, ho cominciato in Regione con l’occuparmi dell’aggiornamento del data base degli spettacoli e, nel corso degli anni, attraverso la continua formazione e la partecipazione a gruppi di lavoro su progetti culturali online e su altre piattaforme digitali, mi sono specializzata in comunicazione pubblica e di immagine. Sono diventata responsabile della comunicazione della Emilia-Romagna Music Commission solo recentemente, a partire dal 2020”.

Le music commission sono realtà relativamente giovani, con qualche eccezione più consolidata, la maggior parte delle regioni non ce l’ha, quella dell’Emilia-Romagna com’è nata? Quali sono le sue attività e i suoi obiettivi?

“Ad oggi, la Regione Emilia-Romagna è l’unica che si è dotata di una legge per lo sviluppo del settore musicale e con essa di una Music Commission. Nasce nel 2018 in seno alla legge che ne definisce anche le attività con l’obiettivo di promuovere e sostenere l’industria musicale e lo sviluppo dei suoi artisti e delle formazioni emergenti nel campo della musica contemporanea originale. Ci rivolgiamo ai professionisti attivi nel mercato musicale (etichette discografiche, uffici stampa, società editoriali, agenzie di booking, di promozione, di organizzazione concerti e produzioni musicali) che desiderano essere accompagnati nel loro percorso di sviluppo produttivo, distributivo e promozionale a livello nazionale e anche internazionale. Le nostre principali attività sono: la comunicazione integrata e coordinata delle opportunità e offerte educative, formative, professionali, imprenditoriali, di circuitazione e di sostegno agli autori e dei progetti sostenuti attraverso la legge; l’attività di sportello per informazioni su opportunità, bandi e orientamento professionale; la Guida alla produzione, aggiornamento di una banca dati dei professionisti e delle maestranze del settore musicale che operano sul territorio regionale”.

Com’è nata l’esigenza di una legge per la musica? È stato difficile realizzarla?

“La legge regionale per lo sviluppo del settore musicale (L.R. 2/2018) è nata dall’esigenza di rafforzare il sistema regionale e di dare un’impronta trasversale e innovativa al comparto musicale da sempre riconosciuto come strumento di formazione culturale, di aggregazione sociale, di espressione artistica e di sviluppo economico. Per questo la Regione ha deciso di intervenire con misure e strumenti normativi e di sostegno economico per affrontare in forma integrata i diversi segmenti della filiera: da quello educativo-formativo a quello creativo, da quello produttivo a quello distributivo e promozionale.
No, non è stato difficile realizzarla. Internamente, è stata approvata all’unanimità dall’Assemblea Legislativa poiché la legge si inseriva perfettamente nella strategia di specializzazione regionale 2014-2020 che individuava tra le priorità quella di rafforzare i sistemi produttivi ad alto potenziale di crescita, riconoscendo quello delle industrie culturali e creative uno dei driver di innovazione e di sviluppo più rilevanti e anche perché arrivava dopo la legge sul cinema e l’audiovisivo (2014) che da subito aveva dimostrato la bontà degli investimenti e le ricadute positive sul territorio. Esternamente, il suo iter è stato condiviso sin dall’inizio con gli operatori del settore, quindi attraverso questo percorso partecipativo siamo riusciti a mettere a fuoco una legge che rispondesse alle esigenze di sviluppo del comparto”.

Cos’è cambiato dopo la pandemia? Pensi che siete riusciti a volgere le difficoltà in positivo? Avete imparato qualcosa? Chiedo perché in molti campi mi sembra che il famoso “ne usciremo migliori” non si sia concretizzato e si sia semplicemente tornati alle vecchie modalità senza aver provato a utilizzare quel tempo sospeso per pensare e realizzare dei miglioramenti.

“Dopo la pandemia è cambiato tutto. Il settore della musica dal vivo, come ben sappiamo, è stato uno di quelli più duramente colpiti per ovvi motivi. Ci siamo quindi interrogati su cosa potessimo fare per dare un segnale di ripartenza e qualche risultato positivo lo abbiamo raggiunto. È proprio in questo momento critico, infatti, che nasce uno dei progetti della legge musica che più mi appassiona e che tuttora prosegue. Sto parlando del progetto Viralissima – Musicisti e Club dell’Emilia-Romagna, realizzato in collaborazione con Ater Fondazione e LepidaTV (canale televisivo in digitale terrestre della Regione Emilia-Romagna). Nel pieno periodo pandemico, nel rispetto della legge, abbiamo pensato di rimettere in moto la filiera. In sostanza abbiamo realizzato una serie di live a porte chiuse coinvolgendo 30 artiste e artisti e band con base in Emilia-Romagna, una decina di live club disseminati su tutto il territorio e 4 video service. Abbiamo mandato in onda per tutto il mese di luglio 2020 i live registrati sul canale televisivo regionale LepidaTV e sul nostro canale YouTube per offrire musica di qualità in risposta alla chiusura degli spazi e all’annullamento degli eventi di musica dal vivo. Viralissima ha dunque riunito musiciste/i, club e service audio video, che si sono occupati della realizzazione delle trasmissioni televisive, con l’obiettivo di ridare linfa vitale e sostegno economico a una scena che riveste grande importanza sia per i suoi risvolti artistici che per quelli occupazionali. L’iniziativa, realizzata grazie ad un finanziamento straordinario della Giunta regionale, è proseguita nel tempo grazie agli ottimi risultati di pubblico e di gradimento ottenuti. E oggi continuiamo a realizzare nuove puntate del format ma, ovviamente, in contesti dove il pubblico c’è, canta, poga, socializza e si diverte”.

Devo farti i complimenti perché a livello di comunicazione la vostra mi sembra la realtà più efficace, il sito è fatto bene e direi che ha anche un aspetto “internazionale” laddove altri sembrano più “amatoriali” – non specificherò quali -, nel programmare questi aspetti hai guardato anche a realtà fuori dall’Italia?

“Grazie! Il sito è un progetto di comunicazione dell’Assessorato regionale alla Cultura, realizzato nella sua attuale grafica nel 2022 nell’ambito di un progetto di restyling del portale EmiliaRomagnaCultura. Avevamo l’esigenza, da un lato, di parlare agli operatori con una veste “di servizio” e, dall’altro, di raccontare al pubblico tutte le cose belle che si producono e si realizzano in questa regione e che sosteniamo perché in linea con le nostre politiche”.

C’è un progetto (o più di uno) di cui come music commission siete particolarmente orgogliosi?

“Oltre Viralissima, i progetti che, personalmente, mi rendono più orgogliosa sono quelli legati all’azione nuove autrici/nuovi autori/band emergenti. È bello potere seguire il percorso di una giovane autrice/autore che, dopo essere stato selezionato (attraverso un contest o giudizio di un comitato scientifico), inizia un percorso di crescita che lo porta a svolgere una residenza artistica con professionisti del settore, poi alla pubblicazione di un album, infine a un tour di 8 date con la possibilità di partecipare anche a prestigiose vetrine all’estero. È un percorso che si sviluppa nell’arco di un triennio, quindi, è bello seguire da vicino i progressi e, talvolta, anche i successi di chi ce la fa”.

La diffusione delle music commission può essere considerata un passo verso una considerazione della musica come cultura che in Italia un po’ manca?

“Assolutamente sì, o almeno questa è la nostra mission. Per favorire lo sviluppo del settore musicale, la configurazione di “Music Commission” rappresenta l’opportunità di operare in modo trasversale tra i diversi comparti della filiera, favorendo il dialogo e la conoscenza fra i diversi componenti, ottimizzando le risorse e valorizzando la collaborazione di enti locali e soggetti pubblici e privati di riferimento. Uno dei motivi di successo dell’intervento regionale nel settore del cinema è rappresentato dalle film commission, strutture che interpretano e valorizzano bene le specificità territoriali in un rapporto positivo con il livello statale e con le autonomie locali. Crediamo quindi che un ruolo specifico può essere svolto dalle regioni anche nel settore della musica popolare contemporanea, sottolineando l’importanza della collocazione a livello regionale di interventi mirati a far crescere l’industria della produzione musicale con particolare attenzione alla creazione di nuove opportunità imprenditoriali e occupazionali e alla realizzazione di attività che favoriscano l’attrattività territoriale”.

Penso soprattutto alle iniziative e alle leggi legate all’educazione alla musica, un aspetto che in Italia è molto trascurato, nella scuola la musica è ancora pressoché inesistente…

“Per noi questo è un aspetto fondamentale. Alfabetizzazione ed educazione musicale di base sono tra i campi d’azione della legge musica che intende consolidare e sostenere la rete già ampia di scuole e istituti presenti sul territorio regionale. Attraverso un bando annuale rivolto a Scuole di musica in partenariato con almeno due istituzioni scolastiche e/o enti di formazione professionale sosteniamo la qualificazione dell’educazione musicale per rendere disponibile nell’anno scolastico un’offerta di opportunità di educazione e pratica musicale d’insieme, corale e/o di pratica strumentale; abbiamo predisposto un elenco regionale delle scuole di musica per attribuire un riconoscimento a quelle che svolgono attività formative di didattica e pratica musicale sulla base della presenza di criteri e requisiti essenziali di qualità fissati, al fine di fornire riferimenti certi e qualificati alle istituzioni scolastiche dell’Emilia-Romagna, agli operatori del settore, alle famiglie e a tutti i soggetti interessati; infine abbiamo un bando triennale volto a qualificare l’alfabetizzazione musicale sostenendo le attività svolte dalle scuole di musica e organismi specializzati riconosciuti e dalle formazioni di tipo bandistico e corale mirate a promuovere una cultura musicale diffusa, differenziata e inclusiva. Il sostegno alla formazione riguarda anche lo sviluppo delle competenze tecniche e professionali necessarie all’inserimento qualificato nel mercato del lavoro; la qualificazione e il rafforzamento delle competenze tecniche e professionali degli operatori per una permanenza qualificata nel mondo del lavoro e per lo sviluppo professionale; l’innalzamento e la crescita delle competenze gestionali e manageriali per rafforzare il sistema delle imprese sia profit che non profit e favorire la creazione di nuove imprese e nuovi lavori.

In generale come vedi la scena musicale in Emilia-Romagna? C’è vita, interesse, voglia di fare?

“La scena musicale dell’Emilia-Romagna è viva e vivace; nell’immaginario di tutti questo è un territorio ad altissima vocazione musicale. E dico questo guardando al presente e a tutte le province, dai comuni più grandi ai centri più piccoli: una regione che appare come unico grande palcoscenico diffuso che offre proposte di qualità e intercetta i gusti di tantissimi pubblici”.

Conosco degli artisti, come anche gestori di locali, organizzatori di eventi etc., che forse vedrebbero con sospetto il sostegno di un ente come il vostro, come se non volessero “sporcarsi le mani” con la politica, vi è capitato di avere a che fare con questo tipo di approccio? Oppure c’è stata sempre fiducia da parte degli utenti?

“Nel nostro caso c’è sempre stata fiducia perché, come prima ti ho accennato, abbiamo condiviso il percorso di nascita della legge e i suoi strumenti di intervento direttamente con gli operatori, senza entrare nel merito delle scelte artistiche (non è il nostro lavoro) ma sostenendoli per rafforzare la filiera produttiva”.

Che cosa fa concretamente una music commission per quanto riguarda le produzioni musicali (oltre al sostegno economico, immagino)?

“C’è il sostegno economico alla produzione ma c’è anche un impegno alla promozione, alla comunicazione e alla distribuzione. In un’ottica di filiera non siamo interessati al prodotto finito tout court ma al fatto che ci sia  un lavoro di professionalizzazione dell’artista autrice/autore della produzione e che questa possa effettivamente circuitare, introducendo l’artista all’esperienza dei live e, in definitiva, fornirgli le chiavi di ingresso per entrare nel mercato musicale”.

Cosa deve fare un artista per avere il contributo della MC?

“Noi non finanziamo direttamente artisti, né facciamo selezioni di band, né organizziamo direttamente eventi. Sono gli operatori del settore che, con professionalità ed anni di esperienza alle spalle, selezionano i progetti musicali da inserire nel mercato. Il nostro finanziamento (assegnato attraverso un bando triennale) va a queste realtà che si occupano di scouting, management, booking, produzione, promozione, ecc. Quindi per l’artista il suggerimento è quello di visitare il nostro sito, iscriversi alla nostra newsletter e seguire i nostri social dove diamo puntualmente informazioni sulle call e i contest a cui è possibile partecipare per porre all’attenzione dei progetti da noi sostenuti la propria proposta artistica”.

Fra le produzioni che avete sostenuto ci sono alcune delle uscite migliori degli ultimi tempi, ad esempio quella di Clementi e Nuccini, o di giovani come gli Eugenia Post Meridiem, sembra che il lavoro di selezione sia anche qualitativo.

“C’è un raffinatissimo lavoro di selezione qualitativa che, appunto, svolgono gli operatori. Per la legge musica si sta per chiudere il secondo triennio di attività e, sfogliando il catalogo delle produzioni ad oggi sostenute, sono d’accordo con te nel pensare ci siano uscite di grande valore artistico. Un nutrito elenco che copre un ampio ventaglio di generi. Dall’azione progettuale creatività (che sostiene produzioni musicali originali che si caratterizzano per formati, contenuti e/o linguaggi significativamente innovativi) sono usciti: Motel Chronicles di Clementi e Nuccini, a cui hai accennato tu, che traducono e trasportano in musica alcuni estratti del capolavoro letterario di Sam Shepard; Scenario di C’mon Tigre impreziosito da un libro di 64 pagine con gli scatti più significativi di Paolo Pellegrin; Colorama di Don Antonio and the Graces da cui Netflix ha attinto a piene mani per accompagnare la docufiction Wanna; Fading | Building di Korobu accompagnato dall’immaginario visivo del celebre street artist Ericailcane, per fare alcuni esempi. Sul versante nuove autrici/nuovi autori/formazioni emergenti è arrivata una freschissima ondata di novità: dal progetto La Zona d’Ombra di Bronson sono usciti Eugenia Post Meridiem con il loro pop ad alta tensione; i Leatherette, punk fino al midollo; R.Y.F. con la sua sovversiva danza del fuoco dance punk; le Trust the Mask, duo electro-pop formato dalla musicista e compositrice Elisa Dal Bianco e dalla cantante Vittoria Cavedon, che con Idiom, freschissimo di pubblicazione, stanno facendo molto parlare di sé; dal progetto sul cantautorato di Fonoprint è uscito Laurino con la sua raffinata e sensibile scrittura; timidamente Lyl con il suo mondo di affetti delicati; gli Zois con Etilene per tutti, un album rock futurista nato su sette inediti di Roberto Roversi; i progetti targati Panico che vanno dal soul lagunare di Rareș, musicista esploratore e inquieto, all’indole romantica di Clemente Guidi con le sue canzoni pop alla vecchia maniera, dall’elettronica poetica e politica dei So Beast a quella contaminata e mutevole di Pipia, passando per il funk contagioso e i ritmi incalzanti dei Westfalia; i progetti targati Locomotiv Records con le atmosfere da fiaba oscura dei Pin Cushion Queen; le sonorità etniche ed elettroniche dei Fusai Fusa e l’energia vitale di Nadt Orchestra.
Io qui mi fermo anche se la lista è ancora lunga, da EncodER, progetto del Centro Musica di Modena rivolto soltanto ad artisti che non abbiano compiuto il 30° anno di età, si segnalano i Couscous a Colazione, Miglio, Icona Cluster; per under 30 anche la call di Trasporti eccezionali che ad oggi ha svolto 16 residenze, prodotto 4 album, ascoltati circa 200 artisti e organizzato decine di concerti; i progetti del Lato Oscuro della Costa concentrati principalmente sulla musica urban/hip hop/rap e sul nuovo cantautorato; quelli di Area Sismica in cui la selezione degli artisti è effettuata in relazione alla predisposizione artistica dei musicisti a rappresentare il presente e alla propensione a sperimentare in ambiti musicali di qualità, dalla elettronica alla contemporanea, dal jazz alla musica di improvvisazione; quelli selezionati dai tanti contest proposti da una realtà consolidata come quella del MEI da sempre antenna della migliore produzione indipendente. Insomma, la scena è davvero prolifica e vivace. Usciremo a breve con un nuovo bando che andrà a finanziare progetti che si svilupperanno nel triennio 2024-2026, quindi conto che ne ascolteremo ancora delle belle!”

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