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Intervista ad Arto Lindsay: “Alcune canzoni hanno vibrazioni che ti permettono di immergerti”

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(Credit: Roberto Mrt Remondino)

In una pausa del tour partito dal Circolo della Musica di Torino, Renato Failla ha intervistato Arto Lindsay

di Renato Failla

Arto Lindsay è uno di quei musicisti che possono essere veramente definiti artisti, per il forte legame con l’arte quale primaria forma di espressione e per la capacità di poterla plasmare a proprio gusto e piacimento in base alle esigenze e necessità del momento instaurando un rapporto, per così dire, mutualistico: il musicista al servizio della musica, la musica al servizio del musicista. Vulcanico creatore di nuovi mondi, fin dall’inizio della sua carriera ha trovato nella sperimentazione il centro focale di narrazione mischiando certo astrattismo, con cui è venuto a contatto durante l’infanzia tra fede presbiteriana dei genitori e l’infanzia in un monastero brasiliano, e la vivida crudezza di strada di New York conosciuta agli esordi con i DNA nel 1977, in un periodo di grande fermento artistico e rivoluzione sociale. Alla guida della No Wave, nuova corrente sonora fatta di dissonanze, ritmi continui e note ripetute ossessivamente, Arto Lindsay è una continua trasformazione ed evoluzione sospinta da un forte pragmatismo ed eclettismo compositivo capace di trasportare lui e parte di quella scena newyorchese in territori in cui incontrare anche il tropicalismo sudamericano di cui è portatore. C’è la lezione della sua terra natale con i Samba Spaceship, lo sbilenco disco soul degli Ambitious Lovers che diventa dance music per crooner negli anni 90 con il disco Lust, per esempio, fino ad arrivare alla bossanova. Cuidado Madame del 2017, l’ultimo lavoro a suo nome, è la perfetta summa di tutto ciò che Arto Lindsay ha voluto e ha fatto nella sua carriera, raccontata con l’aiuto di colleghi di lungo corso (Melvin Gibbs, Lucas Santtana e Gil Monte) ma con uno sguardo sempre al presente sottolineato dalla presenza di musicisti della nuova generazione come Kassa Overall e Paul Wilson.

Occasione ghiotta quindi quella del live del 5 novembre per una delle serate di A Tutto Volume!, il nuovo ciclo di appuntamenti di parole e musica, da leggere e ascoltare, che si divide tra il Circolo dei Lettori a Torino e il Circolo della Musica di Rivoli: “in musica con l’espressione ‘a tutto volume’ intendiamo quando le casse pulsano così forte da riempire tutto lo spazio con la forza del suono, e non importa che sia classica o rock’n’roll […]. Per ogni lettore il volume preferito riposto sullo scaffale non è solo una sequenza inanimata di pagine rilegate, ma un mondo animato per sognatori, da esplorare […]. La musica si presenta alla corte del Circolo e a Rivoli.  Alziamo il volume, perché il volume innalzerà noi”, come racconta Gianluca Gozzi, curatore del Circolo della Musica. Ed è esattamente così, perché in questo prima data del tour europeo in cui Arto Lindsay è accompagnato solamente dalla sua dodici corde e dal basso di Melvin Gibbs, il volume e l’energia sprigionati durante l’esibizione sono tali da superare la plausibile idea iniziale che “solo” due persone non siano in grado di regalare un concerto intenso e totalizzante a causa della poca potenza di fuoco a disposizione. Immersi nel buio della sala e con deboli luci colorate sul palco, i due intersecano i loro mondi accompagnati spesso solo dalla voce di Arto Lindsay, che tocca la sua chitarra con parsimonia, e le linee ipnotiche del basso di Melvin Gibbs. Aperture a cappella, sfuriate improvvise, l’eredità del samba nel cantato, fraseggi Jazz della quattro corde, brani in alcuni casi brevi e di poche note: questo è ciò che ci regalano Arto Lindsay e Melvin Gibbs con totale naturalezza, con in più il privilegio di assistere a parte di ciò che sarà contenuto nel prossimo album. Un’ora abbondante di concerto “immersivo”, termine che diventerà centrale durante le chiacchiere fatte proprio con Arto Lindsay qualche giorno dopo, mentre si rilassa in una giornata di day off non prevista a Madrid.

Buonasera Mr. Lindsay, grazie per il suo tempo.

“Prego, come stai? Sei venuto al concerto a Torino?”

Sì, ho assistito ad uno spettacolo molto immersivo, come è stato dall’altra parte? Era la prima data di questo tour in Europa.

“Beh, mi sento che è stato un bel primo concerto (ride, ndr.), perché Melvin e io abbiamo suonato insieme per tantissimi anni e con altri musicisti ma con questa formazione del duo non era mai successo fino ad ora. Questa è solo la seconda volta in cui abbiamo suonato soltanto io e lui, la prima qualche settimana fa a New York. E sì, è sicuramente interessante perché dobbiamo insieme creare qualcosa come se fosse un unico elemento, un’unica persona”.

Infatti, più che un semplice concerto mi è sembrato fosse qualcosa di più, c’era un elemento spirituale, quasi.

“È interessante, non so cosa fosse, alcune delle canzoni hanno probabilmente quelle vibrazioni che ti permettono di immergerti. Per quanto mi riguarda, non sento quell’atmosfera come se fosse qualcosa di religioso ma credo ad un tipo di collegamento diverso. Penso piuttosto a differenti tipi di stati di coscienza, perché ci sono diversi modi per poterci approcciare alle cose che tutti noi abbiamo ed è bello muoversi attraverso queste differenze. Però, c’è anche l’aspetto sonoro e sì, è decisamente immersivo. Poi la presenza al basso di Melvin durante il concerto, che non è solo un grande bassista ma un grande musicista, permette il crearsi di questo rapporto in cui alcune volte siamo veramente insieme, connessi, altre volte siamo separati come due mondi diversi, due cose che accadono allo stesso momento”.

Quella al Circolo della musica è stata la prima data di questo tour in Europa. So di un rapporto speciale con l’Italia, visto anche lo spettacolo dello scorso anno legato alla Lectura Dantis di Carmelo Bene.

“Sì, quello è stato uno spettacolo molto bello e particolare. Amo l’Italia, sono stato qui molte volte, e in una di quelle ho assistito a questa lettura di Carmelo Bene. È una dei miei paesi preferiti, conosco un po’ di italiano, ho molti amici ed una lunga storia con l’Italia, mi sento veramente molto vicino a voi ed è come se fossi a casa”.

Parlando di casa, in questo caso del Brasile: un territorio pieno di storia e cultura che sta vivendo un momento particolare. Sarà il momento di una nuova era con l’elezione di Lula?

“Credo sia il momento di un nuovo percorso, prima era impossibile, ora è possibile. Ma come in molti paesi, c’è una parte della popolazione molto conservatrice, e questo anche a causa di internet e di come funzioni il mezzo. Ognuno può trovare le informazioni da sé attraverso i propri canali, i propri gruppi creando però spesso due punti di vista differenti riguardo quello che sta succedendo. C’è molta diversità tra le persone che votano Bolsonaro, perché lui ha un modo di fare per cui i suoi sostenitori vivono in questo mondo di finzione, e noi che viviamo nel mondo reale e vediamo cosa sta succedendo. È molto difficile comunicare con queste persone. Tutto ciò, ovviamente, si può dire anche degli Stati Uniti, Giappone, India, di tanti altri paesi in cui c’è una certa divisione. Sono periodi molto duri durante i quali abbiamo bisogno di imparare nuovi modi per comunicare, perché internet ha contribuito a far sviluppare questi gruppi così chiusi ed è terribile”.

Dopo tanti anni di musica alle spalle e aver sperimentato diversi generi musicali, cosa ascolta Arto Lindsay, oggi?

“Ascolto tutto, dalla musica sperimentale a quella classica, sia nuova che vecchia, ma ascolto anche la musica Pop come fanno tutti perché è facile da ascoltare e da trovare. In generale, è potenzialmente più facile oggi trovare nuova musica e spaziare. Quando abbiamo ricominciato a fare i tour con più costanza dopo che il covid ha iniziato a non creare più grossi problemi, la speranza era di poter ascoltare sempre più cose nuove. Ho visto la line up di un festival (non ricordava il nome, ndr.) a cui sono andati dei miei amici e ho notato ci fossero tanti artisti che non conosco e che mi hanno incuriosito. Certo, è facile per me riuscire a stare di più al passo e sapere cosa stia succedendo nella musica negli Stati Uniti, a New York o in Brasile perché sono da questo lato del mondo. Non so, ad esempio, cosa succede esattamente in Italia”.

Internet è utile per la musica oppure ora è un problema per quanto se ne trova?

“Credo che sia assolutamente un mezzo utile ma non basta. Abbiamo bisogno di ascoltare la musica dal vivo ed è difficile trovare su internet cose che non conosci. Voglio dire, non è come un negozio di dischi, che immagino tu abbia frequentato parecchie volte, in cui poter chiedere, ricevere consigli. Lì ti ritrovi da solo a dover cercare cose di cui ignori l’esistenza, e quindi come fai?. È stato sicuramente importante per la diffusione di tanta nuova arte in più ma in un negozio fisico potresti semplicemente trovarti di fronte a molti artisti che non conoscevi, perché li vedi, e quindi li scopri”.

Il periodo della pandemia è stato difficile per musicisti e artisti in generale, quindi ora i concerti sono più importanti di prima. Ha notato differenze nel comportamento del pubblico prima e dopo questo periodo?

“Sì, è quello che ognuno di noi si aspetta, e speriamo diventino ancora più importanti di prima. Per quanto riguarda la mia esperienza, devo dire che per fortuna non ho trovato grandi differenze tra il prima e il dopo. Le persone che ho incontrato prima della pandemia amavano i concerti dal vivo e quelle che incontro dopo la fine della pandemia amano i concerti dal vivo”.

Qualche disco che attualmente sta ascoltando? Nuove uscite?

“Sicuramente Nick Hakim, attualmente mi sta aiutando con il mio nuovo disco, lui è veramente bravo, ha pubblicato un nuovo disco, Cometa“.

Sì, lo conosco molto bene, ne ho parlato nel mio programma radio ultimamente e quindi anche di Lei perché presente nel suo disco. È veramente un bell’album, mi piace molto.

“Sì, è davvero un bel disco. È veramente immersivo (risate, ndr.)”.

La parola di questa intervista.

“La parola del giorno (ancora risate, ndr.)”.

Com’è il rapporto con Nick Hakim, è una di quelle nuove leve della musica “alternativa”.

“Sto registrando il nuovo album e Nick mi sta aiutando con la scrittura. C’è anche Melvin che è molto coinvolto, ci sono poi due musicisti più giovani, Kassa Overall (alla pronuncia del nome grido con entusiasmo spiegando che conosco molto bene anche lui per lo stesso motivo di cui sopra, ndr.) e Paul Wilson. Fanno parte tutti della band che mi segue dal vivo e ora sono anche con me in studio per la registrazione del nuovo disco”.

Quindi, più che ascoltare nuova musica, suonando con le nuove generazioni di musicisti è Arto Lindsay la nuova musica.

“Beh… sì… grazie!”

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