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Sónar Barcellona: un ritorno prezioso

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Giorgio Valletta racconta il ritorno del Sónar, il festival di Barcellona dedicato all’elettronica e all’innovazione

di Giorgio Valletta

Assente per due anni (come praticamente tutti i festival ed eventi dal vivo, per i motivi ben noti), il festival catalano dedicato alla musica elettronica e più innovativa ha finalmente riallacciato il filo del discorso.
Ma lo ha fatto in maniera non del tutto prevedibile, in un’edizione 2022 che ha offerto alcuni spunti di riflessione, oltre a ribadire un successo di pubblico sempre più consolidato. 122mila presenze – il suo secondo miglior risultato di sempre – nell’arco dei suoi tre giorni di programma, e un 30% di questi spettatori proveniente dall’estero: dato che non è da sottovalutare, di questi tempi.
Un risultato ottenuto con un cartellone piuttosto coraggioso, persino se guardiamo alla storia del festival nello scorso decennio. Se nomi come Moderat, The Blaze, Richie Hawtin, Bonobo e Chemical Brothers (di questi ultimi vi dirò più avanti) risultavano come ovvi headliner, buona parte della programmazione è stata dedicata a scene e suoni apparentemente di nicchia, persino nella dimensione notturna del “Sónar De Noche”, tradizionalmente affollatissima.

Vegyn

In particolare, l’ultima generazione britannica di produttori dance-elettronici pare essere arrivata a un punto di svolta decisivo, come ha confermato l’ottimo set di Joy Orbison, per quanto attento a mediare le sue peculiarità sonore con la tenuta del dancefloor, quello di un Vegyn raffinatissimo nel citare quell’R&B e quella deep house a cavallo fra i millenni che ne influenza le produzioni, o ancora di Poté, con una spiccata sensibilità melodica e caraibica a infondere i suoi groove. E soprattutto l’inarrestabile Batu, il bristoliano a capo dell’etichetta Timedance, che ha ipnotizzato le migliaia di spettatori davanti alla sua consolle nella notte conclusiva con un’irresistibile sequenza basata su fitte e talvolta imprevedibili tessiture percussive, innovativo e giocoso, minimalista ma divertente e ispirato, quasi a stabilire il nuovo paradigma del suono techno e funk (con mille virgolette) d’Oltremanica.
Per non dire di Jamz Supernova: la conduttrice radiofonica di BBC 6Music (e discografica accorta, con la sua etichetta Future Bounce) ha offerto una vera e propria lezione di djismo, realizzando nei suoi 90 minuti di set un vero e proprio excursus nella storia della miglior musica dance degli ultimi quattro decenni, con freschezza e dinamismo nel muoversi in continuazione fra i generi ribadendo la propria personalità. La sua performance è stata esemplare dell’atmosfera che si respirava nello spazio SonarVillage, l’ampia area esterna del “Sónar de Día”: festosa, di sospiratissima e necessaria celebrazione del ritorno alla musica come esperienza collettiva e di gioia condivisa, e opportunamente sottolineata anche da dj set come quello elegantissimo di Jayda G, con scelte ricercate fra soul e disco d’epoca e house music contemporanea, quello in tandem per Eris Drew e Octo Octa – capaci di suscitare empatia sia per il loro percorso personale che per le nostalgie sonore progressive-trance che hanno evocato – e la folgorante energia di UNIIQU3, il cui travolgente suono Jersey Club è arrivato a includere devastanti versioni ultracinetiche di successi recenti altrimenti insopportabili (Pepas!) e di super-classici house (Show Me Love di Robin S, citata in almeno due altri dj set durante questa edizione).

Uniiqu3

E ancora, i coinvolgenti live di Kamo Mphela, la 22enne di Soweto già definita “la regina dell’Amapiano”, e della lisbonese Pongo, già vocalist nei Buraka Som Sistema e ora iconica performer solista.
A proposito di suoni dall’attitudine globale, lo stesso palco ha ospitato nella serata di sabato il concerto dei Nu Genea, in formato full live band: esibizione impeccabile, anche nei momenti di jam intriganti ma mai eccessivi, come pure nella presenza scenica della trascinante Fabiana Martone e dell’eclettico Pietro Santangelo, e di naturalezza quasi sorprendente nell’amalgamare i brani del nuovo album Bar Mediterraneo a quelli già conosciuti. Il pubblico del Sónar ha risposto con forte entusiasmo, nonostante si trattasse della loro prima apparizione in quel contesto, a riconferma di quanto il loro linguaggio sia internazionale.

Nu Genea

Per altri versi, la presenza di artisti locali non è mai stata così forte, non solo per quel che riguarda grossi nomi come Nathy Peluso, stella del latin pop più contemporaneo (e ai confini con forme hip hop) che ha richiamato una folla smisurata al suo concerto, o il rapper C. Tangana, ormai emancipatosi definitivamente dall’etichetta di “partner di Rosalía” che gli era stata appiccicata.
A un livello di popolarità decisamente più sotterraneo, ma comunque capaci di riempire la sala SonarComplex in cui si sono esibite nel pomeriggio inaugurale, le catalane Tarta Relena hanno proposto un affascinante ibrido che loro stesse hanno defintivo, un po’ scherzosamente, “‘gregoriano progressivo”: canti polifonici in lingue mediterranee e di provenienza spesso antica, che nella loro personale interpretazione e con lievi apporti elettronici hanno conquistato la platea.
Certo, è impossibile seguire tutto in un festival come questo (siamo oltre il centinaio di artisti in cartellone) e sicuramente mi sarò perso qualcosa di meritevole e interessante.
Ma non mi sono certamente perso il concerto dei Chemical Brothers: un’esperienza totale, come sa chi li ha visti dal vivo negli ultimi anni, con uno show nel quale la musica interagisce con le immagini in maniera profonda e fortemente emozionante. Nella versione 2022 del loro set, il contributo dei visual artist Adam Smith e Marcus Lyall si intreccia con effetti ancor più spettacolari alla sequenza sonora creata da Ed Simons e Tom Rowlands. Il lavoro di questi ultimi tende sempre di più ad aggiornare anche i vecchi classici, riducendone alcuni a piccole citazioni, ma sommando nuove suggestioni e raggiungendo un risultato che mette d’accordo tutte le generazioni. Passatemi la definizione acrobatica, ma lo show del duo di Manchester è ormai l’equivalente in ambito elettronico di quel che sono stati i Pink Floyd per il rock. I due di Manchester sono gli unici dell’elettronica anni 90 a restare a questi livelli ancora oggi.
Peccato per la quasi contemporanea della loro performance con quella degli ottimi Overmono: il quarto d’ora a cui ho assistito conferma però le mie buonissime impressioni sul loro futuro, in attesa di un album che ormai non dovrebbe tardare. Ho tenuto duro fino all’alba della domenica invece per seguire lo slot conclusivo del festival (dalle 6 alle 7,30), protagonista in consolle The Blessed Madonna. Artista che ammiro, ma che in quest’occasione non mi è parsa nella sua giornata migliore, con un dj set che oscillava senza una precisa direzione fra disco e house da un lato, e techno-electro (un po’ scontata) dall’altro: pazienza, capita anche ai migliori…
Contemporaneamente, sugli altri palchi del “Sónar de Noche”, chiudevano con altrettanti dj set Shanti Celeste (in coppia con Midland) e la napoletana Anfisa Letyago, recente rivelazione internazionale della scena techno. Tutto al femminile anche il finale del venerdì, con le performance in consolle di Avalon Emerson, Anna e il back-to-back che ha visto protagoniste Jennifer Cardini e Perel.
Più in generale, il cartellone di quest’edizione ha messo in pratica una naturale parità di genere, senza forzature artistiche e senza sbandierarlo come chi predicava un “New Normal” poi frettolosamente dimenticato.

Lyra Pramuk

Fra gli altri miei ricordi positivi di questi tre intensi giorni, il concerto della sempre straordinaria Lyra Pramuk, che a un certo punto ferma la musica per dialogare col pubblico (pratica che sembra esser divenuta sempre più comune nel post-pandemia, come a cercare un nuovo livello di comunicazione con gli spettatori), un commosso Sega Bodega che ricorda Sophie alla fine della sua esibizione, l’incredibile energia techno-rave dei Paranoid London, gli ultimi 10 minuti del live di For Those I Love, con un David Balfe ormai sgolato e a torso nudo, sul punto di un vero e proprio collasso, e ancora un DJ Python formidabile nell’understatement con cui traccia nuove coordinate sonore.
E come sempre, la professionalità e puntualità dell’organizzazione, in una macchina che è risultata perfettamente oliata, come se la pausa non fosse davvero avvenuta.
Archiviata la 29a edizione, il 2023 sarà, dopo gli altri eventi europei (Sónar Istanbul e la seconda edizione di Sónar Lisboa), l’anno del 30° compleanno: l’appuntamento è già confermato per il 15, 16 e 17 giugno 2023, sempre a Barcellona.

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