di Nicholas David Altea

Federico Fiumani è quello che si potrebbe chiamare oggi un cane sciolto, uno che non segue le classiche linee e coordinate del music business ma che, un po’ per indole e un po’ per carattere, si muove secondo una sua libertà espressiva e di opinione, declinata negli anni nei testi dei Diaframma. Un cantante e un musicista che ha pochi filtri quando deve raccontare se stesso, o prendere una posizione, alcune volte scomoda, altre volte criticabile. L’Abisso (via Diaframma records) è il suo ventesimo album e in occasione dello streaming in anteprima del disco che uscirà il 7 dicembre, lo abbiamo intervistato su cosa voglia dire, a quasi 60 anni, stare ancora su un palco, fare tour e scrivere canzoni. Lui ce lo ha raccontato. Siamo andati a toccare anche argomenti sensibili e strettamente contemporanei come tutto l’affare legato alle accuse di molestie e violenze di un promoter ligure che Fiumani ha denunciato su Facebook qualche settimana fa.

[Lo streaming dell’album L’Abisso tornerà disponibile dal 20 dicembre]

Sei arrivato al ventesimo album. C’è sempre la stessa voglia dell’inizio?

“No, se avessi sempre la stessa voglia vorrebbe dire che non ne avevo molta quando ho iniziato. È un po’ come le storie d’amore: gli entusiasmi che trovavo a 20 anni non li si ritrovano più. Rimane il ricordo che è una cosa bella. Però è chiaro: le emozioni non sono le stesse, è inevitabile, le cellule fanno il loro corso, si deteriorano”.

Ti sei dato una “data di scadenza” tipo, ancora 3-4 album e poi basta?

“No, vivo giorno per giorno. Non potrei assolutamente, questo potrebbe essere l’ultimo, ma non lo so veramente. Ci ho messo tutto l’impegno che ho potuto in questo disco e ho cercato di farlo nel miglior modo possibile perché alla gente piaccia”.

Nella nota stampa dici: “L’ Abisso perché io fra un anno e mezzo ci finirò dentro, visto che compirò 60 anni… entrerò ufficialmente nella vecchiaia, un abisso dal quale non si esce più”. Come sarà Federico Fiumani a 60 anni?

“Come adesso, non troppo peggio. È inevitabile che sia così: a 60 anni un uomo è vecchio, per cui prendo atto della realtà con un po’ di malinconia e mestizia. Meglio prepararsi per tempo”.

Agli inizi ti saresti immaginato così a 58 anni ancora a scrivere dischi e fare tour?

“No, non l’avrei mai immaginato. Penso sia la fortuna più grande a cui una persona possa aspirare, quella di realizzare il proprio sogno e vivere della propria passione. Mi ritengo immensamente fortunato, e inoltre mi permette di vivere senza troppi patemi d’animo e clamori eccessivi. Io ambisco ad una vita tranquilla. Non nasco rockstar e non ho il carisma per esserlo. Non sarei stato strutturato per reggere il peso della fama. Penso che la grande fortuna sia un successo giusto per poter tirare avanti, a me interessava questo. Spero che questo disco venda abbastanza per poterne fare un altro”.

Quando hai iniziato a suonare avevi anche qualche altro piano b oltre alla musica?

“Nessuno. Facevo l’università ma male. Se non avessi fatto questo mestiere sarei stato un precario di qualche attività. Avevo imparato a fare il barista da militare e quindi avrei forse potuto fare il barman. Tutti mestieri dignitosissimi, sia chiaro. Avrei fatto qualunque cosa per vivere, però è meglio fare il musicista”.

Se poi uno riesce a fare il musicista e in più ci sopravvive, o addirittura vive, è forse il massimo.

“Sì, facendo solo la mia musica, non mettendomi a fare una cover band o accettando compromessi umilianti. Questi ultimi non li ho mai voluti prendere in considerazione ed è una grande fortuna”.

Quali sono state le proposte di compromesso che ti sono capitate e che non hai accettato?

“La prima è stata quella di rifiutare di andare a Sanremo quando ero sotto la Ricordi. L’etichetta avrebbe fatto un investimento serio per andare al Festival con un pezzo che, secondo i loro standard, definivano commerciale e studiato a tavolino, facendo un’operazione di marketing. Io non critico chi l’ha fatto, ma ho pensato che non ero adatto a quel tipo di mondo, di persone e di proposta in Italia. Non mi sarei sentito bene. E poi a differenza di gruppi che vi hanno partecipato come Afterhours, Subsonica o tanti altri, io ci sarei andato da solista e avrei vissuto questa esperienza da solo, mentre affrontarla con un gruppo è molto più facile perché hai più modi di difenderti e di chiuderti a riccio. Sarei andato allo sbaraglio e non mi andava. Questo forse è il compromesso più grosso che non ho accettato, ma ce ne sono anche di più piccoli”.

Tipo?

“Cose normali o comuni che facciamo tutti: non dire mai quello che si pensa. Chi è che lo fa? Sarebbe un pazzo”.

Tu però, bene o male, riesci sempre dirlo…

“Penso di essere una persona coraggiosa ma non incosciente. ‘Il coraggio va bene, l’incoscienza no’. Lo diceva anche il giudice Falcone”.

Ci sono state situazioni in cui hai pensato che forse avresti fatto bene a startene zitto?

“No, direi di no. Non mi sembra di aver mai fatto errori in questo senso”.

Nel nuovo disco c’è un brano che mi è piaciuto subito ed è L’impero del male. Tu canti nel ritornello una frase che dice “Perché tutto si rivolta contro me?”. A cosa pensavi? A chi era diretto? Era solo un momento particolare?

“Era un momento particolare, che nel mio caso mi capita spesso. Sono un po’ paranoico in questo senso, come Kafka. Sono atteggiamenti influenzati dalla vita che uno ha fatto, soprattutto durante l’infanzia. Io ho perso il padre a 5 anni quindi per certi versi son stato molto penalizzato rispetto agli altri e mi si è sviluppata una sensibilità eccessiva e morbosa verso certe cose, magari a volte paranoide. Quel testo e quella frase in particolare esprimono questo. Non penso di essere il solo a pensare che ci sia una forza oscura: a noi artisti capita spesso di scagliarsi verso questa oscurità”.

Questa sorta di paranoia la manifesti anche giornalmente? C’è qualcosa che ti infastidisce e te la fa venire fuori?

“No, non c’è qualcosa di ricorrente, è più uno stato d’animo, un carattere che ognuno ha di suo. Se ascolti la mia musica noterai che sono un pochino migliorato e cambiato. Siberia, per esempio, era un disco molto più paranoico di quest’ultimo, per dire. Era maggiormente monotematico, oscuro e pesante; però ha avuto anche molto successo, quindi evidentemente ha incontrato il gusto di molti”.

Perché hai deciso di aprire il disco con il brano Leggerezza?

“È un brano nato per la necessità di cantare le cose come una mancanza. I pezzi più belli d’amore sono per me quelli che lo evocano come assenza, non che ne parlano. Credo di aver cantato la leggerezza come una mancanza e il pezzo è tutto fuorché leggero”.

All’inizio di Le auto di notte cosa dici esattamente?

“Dico ‘It’s Rocco time’. Sì, perché mentre stavo facendo il riff iniziale stavo guardando un porno di Rocco Siffredi e allora io mi sono mandato un messaggio sublimale nel disco per ricordarmi che quando ho composto quel pezzo di chitarra stavo guardando un porno di Siffredi e magari mi torna voglia di rivederlo quando risento la canzone. Un segnale. Come ricordarsi qualcosa di bello.

Quindi sei un consumatore abituale di porno? Ti piace proprio come arte?

“Sì, Rocco Siffredi è un mio idolo e per me è il numero uno. Non sono proprio fissato col porno, va a periodi”.

C’è un titolo di una canzone nel tuo nuovo album che è un poco spiazzante: Fica Power. Leggendo solo il titolo si tende a prenderlo poco seriamente, poi ascoltandolo ci sono più piani di interpretazione…

“Mi venne l’idea di questa canzone da un saggio di Massimo Fini “Di(zion)ario erotico. Manuale contro la donna a favore della femmina” che era a capitoli, e ce n’era uno sul “fica power” che mi ha colpito moltissimo, oltre che formato il mio pensiero in questo senso. Ha delle chiavi di letture e afferma la forza e la grandezza della femminilità, apre anche un capitolo o un dibattito. Questi sono anni in cui viene molto condannato i maschilismo e il potere degli uomini sulle donne. La canzone fa un po’ da contraltare facendo capire che anche le donne hanno un enorme potere e che lo esercitano per avere dei vantaggi che in altro modo non avrebbero”.

“C’è una frase forte nella canzone ‘Lei è così bella che fa di me un terrorista e un potenziale stupratore‘. Il giorno prima di entrare in studio ho chiamato una mia grande amica femminista militante e gli ho chiesto se secondo lei potevo incidere una canzone con questo testo. Lei, che si chiama Valeria Marino, mi ha detto sì. Se mi avesse detto di no, non l’avrei registrata. Era una premessa doverosa perché necessitavo di un punto di vista femminile militante”.

Recentemente la scrittrice Michela Murgia ha pubblicato un post sul suo profilo Facebook in merito al patriarcato, e ha fatto molto discutere. Lo hai letto?

“No, però ho letto qualcosa di Angela Finocchiaro, di uno sketch tv dove dice ‘Tutti gli uomini sono stronzi‘, e una bimba chiede ‘Ma anche il mio papà?‘ e lei risponde ‘Il tuo più di tutti’. Un’uscita aberrante secondo me”.

Ti riassumo brevemente cosa ha detto Michela Murgia nel suo post .“Nascere maschi in un sistema patriarcale e maschilista è un po’ come essere figli maschi di un boss mafioso. Non sai nemmeno cosa sia la mafia, ma da quel momento tutto quello che mangerai, berrai, vestirai verrà dall’attività mafiosa. È colpa tua se sei nato in casa di un mafioso? Ovviamente no” […]. “Verrà un momento in cui avrai davanti tre scelte possibili e due sono molto chiare: tradire il boss o diventare il boss. Ce n’è però una terza, più sfumata e furba: restare “figlio del boss” senza assumersi responsabilità operative, godendo lo stile di vita che deriva dall’attività criminale senza però commettere mai direttamente un crimine”.

“Non sono assolutamente d’accordo, penso che uomini e donne nella società italiana attuale godano di una parità reale. Ovviamente non sono assolutamente d’accordo con chi usa violenza contro le donne, sono per il rispetto assoluto, reciproco e per la condivisione di valori basilari. Il rispetto lo metto al primo posto e chiunque trasgredisca per me è un criminale”.

Questo però non pensi sia comunque un momento in cui le donne hanno ancora meno possibilità? Ad esempio restano differenze di genere: un manager uomo è sempre (o quasi) pagato più di una manager donna a parità di mansioni. Questo per dire che ci sono ancora differenze grosse che ci portiamo dietro dai decenni passati.

“Il mio primario che mi segue è una donna, la mia psicologa è una donna, il mio avvocato è una donna. Tutte le persone a cui mi rivolgo per questioni importanti hanno a capo una donna, quindi dal mio punto di vista non è così. Non lo so”.

“Secondo me negli ultimi tempi la donna ha sempre più potere nella società, rivendica sempre più diritti in modo più massiccio e aggressivo. Il fatto che l’uomo stia perdendo progressivamente il ruolo di potere che aveva prima, crea in me la paura che questo possa avere delle ripercussioni negative nell’ambito privato. Nell’eterna lotta tra sessi, l’uomo sconfitto nella società cercherà una vendetta nella sfera privata e questo mi fa molta paura. Da sempre la donna è biologicamente superiore all’uomo. Le vere grandi donne sono antifemministe perché sanno di essere superiori e non hanno bisogno di rivalersi sull’uomo e far la corsa su di esso. Il vero nemico della donna sono le donne stesse, le femministe a oltranza”.

Qualche settimana fa hai pubblicato sul tuo profilo Facebook due post molto coraggiosi dove denunciavi fatti molto gravi. Ripartiamo dall’inizio?

“Io non conoscevo Emanuele Podestà del Supernova Festival di Genova. Mi aveva scritto su Facebook proponendomi una data il 25 aprile a Genova come headliner. Stabilito un compenso e accettato da entrambe le parti, la data era stata fissata. Il giorno dopo uscì l’evento su Facebook, e circa mezz’ora dopo mi ritrovai dei messaggi di amici di Genova che conosco da molto tempo. Mi dicevano che ero pazzo a suonare per uno che picchia le donne e altri dettagli del genere. All’inizio ho pensato fossero malelingue oppure che non ci fosse nessuna prova. Poi invece una mia cara amica – che tra l’altro organizzò un mio concerto due anni fa a Genova – mi ha mandato la denuncia che lei ha fatto tramite il suo avvocato a questo Emanuele Podestà perché l’ha aggredita alle spalle in strada, le ha spento una sigaretta in faccia e ha  preso a pugni il suo ragazzo per futilissimi motivi. Sulla base di questo documento ho pubblicato il primo post e scritto a Emanuele Podestà che non avrei suonato al suo festival e che non avrei avuto nulla a che fare con una persona del genere come lui, che picchia le donne”.

E lui cosa ti ha risposto?

“Lui ha chiesto chi erano le persone che mi avevano informato, io gli ho fatto i nomi e successivamente ha poi minacciato la mia amica dicendo ‘ti sfregio con l’acido se ti incontro per strada’ e altre parole ad un’altra persona che vuole rimanere anonima e non posso dirti. Cose terribili, comunque”. 

E poi ha scritto un secondo post…

“Ho deciso di rincarare la dose con un secondo post perché nel primo ero molto vago: ‘Io con gli stronzi che picchiano le donne non ci lavoro, anche a costo di dover annullare concerti e pagare penali’. Mi minacciava di fargli causa perché avevo disdetto la data. Sotto al primo post cominciavano ad apparire dei commenti dove la gente casualmente indovinava la città dove avrei dovuto suonare. Sono rimasto stupito e allora ho pensato ‘Lo sanno tutti. Perché tutti sanno e nessuno fa niente?’ Forte di questi commenti ho deciso di scriverne un secondo più preciso, da lì si è aperto un finimondo e da allora non vivo praticamente più. Si è sollevato un vespaio di dimensioni davvero enormi e speriamo che questa persona che si macchia di episodi inaccettabili, paghi”.

Prima di fare quel post ti eri consultato con qualcuno? Tipo un avvocato…

“No. Dopo il secondo post ho ricevuto molte richieste di amicizia su Facebook da parte di donne e sette lettere di ragazze – la cui identità non la rivelerò mai – picchiate e molestate molto pesantemente da lui. Esperienze allucinanti. Poi si è formato questo comitato di femministe di Bossy che stanno raccogliendo testimonianze per adire per vie legali e cercare di denunciare ufficialmente Podestà per queste sue nefandezze. Io vorrei tanto che le ragazze che hanno subito queste molestie lo denunciassero, perché altrimenti rischia di rimanere un gran polverone senza conseguenze. Adesso a me arriverà una querela per diffamazione”.

Ti aspettavi più supporto da qualche artista che inconsciamente, o sapendo soltanto di alcune voci e non avendo certezza dei fatti, ci aveva comunque suonato per quel promoter?

“Non me ne frega niente del supporto degli artisti. Io ho agito da cittadino, ci ho messo la faccia sfruttando un pochino della mia visibilità, ma l’ho fatto solo a fin di bene”.

Qualcuno ha anche detto che hai sfruttato questa cosa per farti pubblicità…

“Io l’ho fatto quando ho saputo le accuse. Se mi avesse denunciato un anno fa lo avrei fatto un anno fa. Ma mi devo beccare una querela per diffamazione per fare pubblicità ad un disco? Non scherziamo”.

Recentemente sono usciti degli screenshot su di te dove si accusava un tuo modo di approcciare via Facebook non molto regolare. 

“Ah, il post riferito ‘ai piedini’! Se viviamo in questo clima di terrore in cui le donne non le possiamo più nemmeno corteggiare perché sennò andiamo in galera, stiamo finendo peggio del nazismo. Questo è nazi-femminismo, ed è delirante mettere sullo stesso piano due cose molto diverse. E chi l’ha fatto ne pagherà in sede giudiziaria, perché non si possono pubblicare screenshot privati su FB”.

Infine sono usciti altri screenshot di una tua discussione con la scrittrice che denunciò su Facebook questa estate alcune proposte irrispettose nei suoi confronti da parte del promoter genovese, nonché proprietario di una casa editrice.

“È una persona di cui non vorrei veramente parlare. Avrà notizie da altre persone, non da me”.

Ti chiedo un’ultima cosa che però in questo clima è importante chiarire. Nel tuo libro Brindando coi demoni, che è una sorta di collage di storie e aneddoti, c’è un passaggio che letto oggi potrebbe far arrabbiare molto. Tu eri innamorato di una ragazza, tua vicina di casa, che a sua volta si era invaghita di un uomo molto violento. Questo tizio una volta ti vide con dei giornalini porno e cercò di investirti in moto. Successivamente lui le raccontò la tua passione per i giornaletti per screditarti agli occhi di lei e tu infine concludi la tua storia con: “Si misero insieme ma lui la menava sempre. Ben le sta”. Letta ora forse si potrebbe ritrattare.

“Ma certamente. Naturalmente non ho mai picchiato nessuna donna, ho denunciato chi le donne le picchia e spero che la differenza si colga. Ci sono canzoni di Lucio Battisti, ad esempio, che prese in considerazione oggi non potrebbero più uscire perché dimostravano un atteggiamento maschilista, che però permetteva di fare grande arte, perché l’arte non si fa con la morale. Come il testo di Un uomo che ti ama: ‘Ah! Donna tu sei mia, e quando dico mia, dico che non vai più via…’. Prima si era più liberi di dire alcune cose. Adesso i pezzi di Lucio Battisti (ma non solo) verrebbero messi alla gogna”.

I Diaframma saranno in tour:

6/12 – Ore 23 Apertura straordinaria dello storico negozio di dischi Contempo Records in occasione dell’uscita del disco venerdì 7 dicembre
19/01 – Mantova, Arci Tom.
25/01 – Milano, Il Serraglio.
26/01 – Firenze, Auditorium Flog
31/01 – Taranto, Cinema Teatro Orfeo
1/02 – Roma, Monk
2/02 – Teramo, L’ Officina, Teramo
15/02 – Bologn,a Locomotiv
22/02 – Bergamo, Druso