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(foto: frankjohannes)

di Rossano Lo Mele

La vita di Adrian Nicholas Matthews Thaws (qua lo avevamo intervistato) non è mai stata priva di stropicciature. Sin dall’infanzia, quasi “dickensiana”. Nato a Knowle West, sobborgo cinque chilometri a sud di Bristol, Adrian custodisce come primo ricordo quello di sua madre in una bara. All’epoca ha solo quattro anni. Il padre, Roy, è già scappato di casa lasciando la compagna anglo-guyanese e il figlio. La madre si chiama Maxine Quaye: tira su Adrian, ma per poco, visto che scompare in circostanze mai chiarite tra probabile suicidio e complicazioni legate alla sua epilessia. Ci pensa allora la nonna a crescere Adrian. All’epoca però, prima della cremazione, il cadavere poteva restare nella casa di famiglia per un paio di settimane. Così il ragazzo si sporge di tanto in tanto nella stanza vicina alla sua: si siede di fronte alla madre, stesa, morta, in attesa di essere cremata.

La famiglia non è composta da catechisti. Zii, fratelli, amici e figli degli amici sono già tutti finiti in carcere. Si sono messi in affari con la malavita locale. Ci casca anche Adrian, che si specializza nel traffico di banconote contraffatte. Beccato, si concede qualche mese di galera. Gli basta poco per capire che: 1) il tempo là dentro non passa mai; 2) il cibo fa schifo. A 17 anni esce ed è già in giro: inscatola pacchi di cibo per una catena di supermercati, trova occasionalmente alloggio come squatter dalle parti di King’s Cross, Londra. Comincia a frequentare il giro dei club, inizia a rappare ed entra in un collettivo all’epoca chiamato Wild Bunch. Grant Marshall lo accoglie nel progetto: ad Adrian sembra incredibile il fatto che qualcuno lo paghi senza svolgere un lavoro di fatica. Scrive Daydreaming, brano che sta sul primo disco del collettivo. Ha un brano nel cassetto da tre anni, si chiama Aftermath. Lo propone al gruppo, che però lo rifiuta. Adrian schiuma e suo cugino Misha lo convince a dedicarsi alla carriera solista. Un giorno, uscendo da casa di Misha, s’imbatte in una ragazza. Le chiede di cantare la canzone rifiutata. Lei accetta, si chiama Martina (Topley-Bird), ha 16 anni. Lo spacciatore che gli procura l’erba una sera va da Adrian al pub e gli dice: la tua canzone è una bomba, ti regalo io 500 sterline, vai a Londra, stampa un vinile white label, fai il giro delle radio e vediamo che succede.

Succede che Adrian viene messo sotto contrato dalla Island. Esce il suo album di debutto, si chiama Maxinquaye, come il nome-e-cognome della madre scomparsa attaccati. Va al terzo posto in classifica. Adrian non vuole essere il ragazzo più ricco del mondo, ma quello che prende la musica che gira intorno e la capovolge tutta. Martina nel frattempo è diventata la sua ragazza. Fanno una figlia, la gente ormai lo riconosce per strada, lui va al cinema a vedere True Romance e rimane inorridito quando scopre che tutte le pubblicità suonano come la sua musica. Chris Blackwell, il boss dell’etichetta ormai suo amico, pensa che lui possa diventare il nuovo Bob Marley, viste origini, pelle, ispirazione, ambizione. Durante un viaggio in Giamaica conosce gli U2: Bono lo avvicina, gli fa sentire dei demo, gli chiede di produrre quello che sarebbe diventato l’album Pop. Adrian ringrazia, ma declina. Allo stesso modo rinuncia all’offerta di Madonna di produrre il suo prossimo disco. Adrian affronta il successo come una sfida: pubblica dischi claustrofobici, benché anch’essi abbracciati da un buon esito commerciale. Comincia però a soffrire di candida intestinale; intanto Blackwell vende la Island e lui, abbandonato, inaugura un tour interminabile di etichette. Compra una villa gigantesca con due ettari di terreno in New Jersey. Acquista pure una casa a Martina, ormai sua ex compagna, investe un sacco di soldi nell’educazione e nelle scuole della figlia. Ha denaro da spendere e un anno decide di usare 200mila dollari per un autista personale. Tuttavia, la musica non va più bene come una volta. Dopo sette anni di New Jersey si trova a Los Angeles, mentre dal 2013 finisce a Berlino. L’agenzia delle entrate inglesi ha scoperto delle irregolarità nelle sue dichiarazioni dei redditi, così tutti i proventi dei suoi primi dischi (quelli più redditizi) finiscono lì. Non ha più un pound, anzi, un euro vista la nuova residenza. A Berlino vive da solo, non conosce nessuno. Tre volte alla settimana si allena col suo personal trainer, il resto del tempo lo passa seduto a guardare gente sconosciuta e a fare musica. L’ultimo disco, Uninform, uscito qualche mese fa, è il primo che fa non per pagarsi debiti e tasse pregresse. Tra qualche settimana Adrian compie 50 anni tondi. Dietro la musica (e quasi tutto il resto), parafrasando Christian Raimo, ci sono: le persone, soltanto le persone. Auguri Tricky, da sempre ragazzo scaltro, astuto, difficile.      


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