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La crisi dei rifugiati è ancora grave – se leggete i giornali lo vedete: succede ovunque. Qui in America, dovremmo vergognarci: la legge sui rifugiati di Trump ha dimezzato il numero dei rifugiati. È una follia, e intanto, adesso, non ci sono foto di Aylan che circolano su Facebook, ma ogni giorno, ora, minuto, gli Aylan vengono buttati fuori dal letto, dalle loro case, dalle loro vite… gli Aylans stanno morendo, senza essere fotografati, visti, sentiti.

Sul sito di Amanda Palmer si può leggere la storia, lunga e intensa, che l’ha portata a In Harm’s Way. Comincia con un viaggio in un campo di rifugiati a Lesvos, in Grecia, continua con la nascita del figlio Ash e una canzone venuta fuori inaspettatamente per uno spettacolo sulla Sirenetta di Andersen. E (non) finisce con la stessa canzone, modificata e arricchita dagli archi di Jherek Bischoff, che diventa un canto per quel bambino, e tutti gli altri come lui, di cui tendiamo a dimenticarci troppo in fretta. E con il video, nato dall’incontro con l’artista spagnolo Abel Azcona:

Non riuscivo a immaginare di fare un video “normale” per una canzone come questa, magari lui avebbe potuto creare una performance per completare l’intensità, ne abbiamo parlato, abbiamo fatto un piano, abbiamo cercato dei volontari per la performance che si sarebbe svolta su una spiaggia in Spagna.

Il 10% dei ricavati del singolo (il lato B è “una sorpresa”) e il 100% dei download andrà a http://www.becausewecarry.org/en/


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