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perfume genius 648 x 400

di Mauro Fenoglio

La relazione proibita fra un adolescente e il suo insegnante, raccontata sottovoce in Mr Peterson era uno degli episodi più intensi di Learning, esordio su punta di pianoforte e fragilità lo-fi di Mike Hadreas, in arte Perfume Genius. Sensibilità insicura, coscienza della propria diversità subita, cantate con voce disperata su un tappeto nudo di melodie minime, da una cameretta nella costa Ovest degli Stati Uniti. Sembra sia passata un’eternità da allora (eppure non sono neanche dieci anni) a guardare le movenze sicure della creatura glam di Queen (il sintetico singolo apripista del celebrato Too Bright del 2014). Le paure accumulate dentro se stessi, a forza di sentirsi diverso, esorcizzate, offrendo spavaldamente al mondo la propria ambiguità. La sessualità fluida usata come arma pop non è chiaramente una novità nella storia del rock. David Bowie, New York Dolls o la truppa new romantic sono solo alcuni degli esempi più immediati. Di certo era da un po’ di anni, che non se ne vedevano esempi cosi ben calibrati, fra immagine usata come messaggio e creatività musicale. Perché al di la di rossetti e smalti per unghie, Perfume Genius ha la capacità di scrivere canzoni pop che, vivendo in perenne bilancio tra eccesso e intensità, non nascondono l’ambizione di arrivare ad un pubblico mainstream. Hadreas riesce a sintetizzare le mille pulsioni ispirative che lo animano sin dall’adolescenza, condensandole in una scrittura che sempre più cerca respiro, piuttosto che riavvolgersi su se stessa e i propri dolori. Kate Bush, Prince, ma anche Brian Ferry o la new wave diventano tutti elementi di spunto, per aiutarlo a gestire la grandeur di cui le sue canzoni non finiscono mai di alimentarsi, evitando che diventino caricatura. Se l’anatroccolo è diventato cigno in Too Bright, è ora di gridarlo al mondo. Il nuovo No Shape (che potete ascoltare in streaming in fondo all’intervista) non è solo la continuazione della pioggia di lustrini del precedente, ma diventa una gioiosa macchina da guerra. Riscatto e voglia quasi inebriante di esprimersi senza freni, incuranti dei giudizi del mondo si colorano senza pudore, attraverso canzoni che esplodono d’ispirazione. Da ballate quasi religiose per piano e voce a numeri da vaudeville anni ottanta. Una sfrontatezza pop sostenuta da arrangiamenti sempre cangianti. ludicri o intensi, a seconda dell’umore. Potrebbe essere nata definitivamente una stella, pronta per essere ammirata da platee che non guardino solo dal buco della serratura. Ne parliamo con lui al telefono.

Ciao Mike, dove sei adesso?

Nei dintorni di Seattle. Mi sto preparando per il tour di supporto al nuovo album che parte ad inizio Maggio.

Il nuovo album sviluppa ulteriormente i temi del precedente Too Bright. Pop con arrangiamenti ricchi e coraggiosi che guardano al pubblico degli stadi piuttosto che la nuda fragilità delle ballate dei primi due album. È la strada che vuoi seguire d’ora in poi?

In realtà ormai non seguo più regole determinate. Sono arrivato a questo suono ricco e grandioso che mi soddisfa pienamente, ma il prossimo album potrebbe essere di nuovo molto più nudo e intimo. Non sento di dover preparare un particolare abito musicale per uno specifico pubblico. Chiaramente ambisco ad aumentare il numero di persone che si avvicina alla mia musica, ma non necessariamente attraverso un discorso programmatico. Non c’è nulla di studiato a tavolino in quello che faccio.

Le nuove canzoni mostrano molteplici riferimenti. Ascoltando l’album dall’inizio alla fine si percepisce una creatività, quasi in eruzione. Come un vulcano di idee difficili da contenere.

È proprio così. Il nuovo album ha moltissimi spunti e vuole trasmettere un’idea di forte energia, di condivisione, di gioia. Spero che le persone che si avvicinano al disco percepiscano queste sensazioni.

Come lavori agli arrangiamenti delle canzoni. Inizi da una linea melodica semplice per poi arricchirla?

Lavoravo cosi con i primi due album. Per il nuovo, sono entrato in studio pensando di lasciare liberi i musicisti di creare suoni, per poi costruirci sopra le linee melodiche. Ho chiesto loro di spingere al massimo sui loro strumenti (che fossero percussioni o sintetizzatori), per dare quel senso di apoteosi che si sente nelle canzoni.

Blake Mills ti ha aiutato in sede di produzione. È uno che ha lavorato nel mainstream come Alabama Shakes o John Legend. Ma ha anche collaborato con artisti più fragili e chiaroscurali, come Fiona Apple o Sky Ferreira. Com’è stato lavorare con lui?

Blake è stato di grande aiuto. È un professionista tecnicamente molto preparato. Cosa che ha compensato le mie lacune tecniche. Quando lavori con un produttore molto esperto, devi sempre stare attento che la sua abilità non finisca per oscurare la tua natura. Devi sempre cercare di mantenere la sostanza di quello che vuoi esprimere e non lasciare che sia il vestito che decidi di indossare, a cambiarne il significato. Credo che con Blake siamo riusciti a lavorare per mantenere il senso delle mie idee e arricchirle attraverso la sua tecnica.

Fragilità ed eccesso sono due elementi opposti che sembrano guidare la tua musica. Li riconosci come elementi fondamentali?

Sicuramente sono due componenti essenziali. Le cose che dico, come le dico, rispecchiano un certo tipo di sensibilità, spesso controversa. Ma in questo momento mi piace che venga fuori anche la ricchezza del mio suono. Come detto, credo di essere in una fase della mia vita dove non devo mandare più messaggi a nessuno.

Da dove arriva il tuo interesse per la musica da Chiesa, che citi come fonte d’ispirazione per alcune canzoni di No Shape?

È buffo. Come immaginerai non sono particolarmente legato ad aspetti religiosi. È la spiritualità di un certo tipo di musica che mi interessa. In particolare l’aspetto corale della musica da chiesa mi intriga. La sua tipica intensità vocale. Non credo che la spiritualità sia necessariamente da legare a specifici principi religiosi, ma in certa musica sacra viene fuori, al di la del significato che uno vuole dargli.

Il singolo Slip Away è la classica canzone pop perfetta per il coro da stadio. Con tutta la sua carica motivazionale. Stavi cercando di arrivare ad un pubblico più ampio rispetto a quello che normalmente ti segue?

Come detto sono in una fase della mia vita in cui mi sento molto libero di esprimermi. Mi piace l’idea di scrivere la perfetta canzone pop, che possa anche intercettare il grande coro da stadio, ma non necessariamente lavoro a progetto, per arrivare a quel tipo di pubblico. Anche perché le cose di cui parlo non sono necessariamente materia per un pubblico mainstream. È chiaro che vorrei che la mia musica toccasse quante più anime possibile, soprattutto le persone che si sentono più vulnerabili.

“Oh Love, They’ll never break the shape we take Baby let all them voices slip away” (sempre da Slip Away) sembra una chiamata alle armi per chiunque si sente diverso e tiri fuori gli artigli, piuttosto che rinchiudersi in se stesso. Trovo questa sorta di attacco gioioso un approccio molto attuale, soprattutto considerando la direzione oscurantista che il mondo sta prendendo.

E’ chiaro che il mondo sta andando in una direzione che non mi piace. Lo vedi dappertutto. Questi uomini bianchi con il loro denaro e le loro inossidabili certezze. Suonerò in Francia fra qualche mese, e anche li oggi hanno la loro potenziale versione di Donald Trump pronta a prendere il potere. Sta succedendo in tutto il mondo. Probabilmente se avessi scritto l’album prima dell’elezione presidenziale negli Stati Uniti, sarebbe venuto fuori più scuro, con un maggior contenuto di depressione. Non credo però necessariamente che la risposta migliore sia quella di chiudersi in se stessi e lo spirito dell’album vuole sicuramente trasmettere questa sensazione di gioiosa follia e voglia di esprimersi nonostante tutto quello che succede intorno.

Il tipo di pop star che impersoni ripropone un modello che sembrava ormai perduto nella storia del rock. Con un approccio fisico e incompromissorio, legato a sessualità e seduzione, che cerca un legame con un pubblico più convenzionale. La sessualità fluida sta tornando ad occupare il centro del palcoscenico, come ai tempi di Prince o Bowie?

Sicuramente loro sono un modello che non è più stato riprodotto a quei livelli, almeno recentemente. Sono stati entrambi una fonte d’ispirazione per me sin dall’adolescenza. Io cerco di arrivare quanto più possibile a legare la mia sensibilità ad un’espressione che tocchi quanto più possibile le persone che mi ascoltano.

Una delle canzoni più strane del disco è Run Me Through. Come ascoltare i Talk Talk in jam con gli Steely Dan. Cosa ne pensi?

È una delle mie canzoni preferite dell’album. Mi fa piacere tu l’abbia notata. È proprio come dici. È stato divertente registrarla ed è divertente suonarla dal vivo. Il più delle volte non so perché’ le canzoni escano in un modo piuttosto che in un altro. Non c’è nulla di precostituito in quello che faccio, e a volte diventa anche difficile spiegarne le ragioni durante un’intervista (ride).

Uno degli elementi più riconoscibili delle tue canzoni è la voce. Quanto tempo dedichi alla preparazione vocali?

Sembrerà strano, ma non ho una particolare programmazione per la voce. Molto viene dall’istinto e dalla canzone particolare che devo affrontare.

L’uomo occidentale bianco si sente sotto assedio. I suoi valori tradizionali messi in discussione. Attraverso religione, genere, razza. Il rigurgito violento dei movimenti populisti sembra rendere più difficile la vita a persone che vogliano esprimere la propria diversità liberamente. C’è una risposta giusta a questa situazione?

Io ovviamente credo che quest’assedio sia un’illusione. Nessuno vuole necessariamente buttare giù chi ha soldi o chi ha potere. Quello che le persone come me, che magari hanno vissuto tutta una vita sentendosi diverse, vorrebbero è di poter accedere ad uguali diritti. Di essere accettate come tutti gli altri. Tutto qui. Nessun specifico intento rivoluzionario. È chiaro pero che, se il tentativo di ottenere sacrosanti diritti, comporta la necessita di rompere paradigmi precostruiti, ed attaccare posizioni acquisite, io non mi tiro ovviamente indietro.

Hai programmi per suonare in Italia?

Suonerò a Torino quest’estate (al TOdays Festival sabato 26 agosto, ndr) e poi tornerò in Italia in autunno.


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