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di Davide Agazzi

Strange Little Birds è il nuovo, sesto, album dei Garbage, ed è il motore che muove gli ingranaggi di questa intervista. Incontro Shirley Manson, da ventun anni voce di questo progetto musicale, nei camerini dell’Obihall di Firenze dove, a breve, andrà in scena la prima data italiana del loro nuovo tour. L’anno scorso, la band — americana con cantante scozzese — ha celebrato il ventennale del loro omonimo disco d’esordio, quello che li mise immediatamente sotto i riflettori; oggi si presenta con un album differente, più ricercato, segnato dalla mancata volontà di trovare la proverbiale hit a tutti i costi.

Non che ce ne sia bisogno, ormai: l’idea musicale di Butch Vig, la mente dietro al progetto-Garbage, uno che negli anni Novanta qualche disco l’ha prodotto (compreso un certo Nevermind — sì, QUEL Nevermind), ha partorito nelle ultime due decadi successi a non finire, schiantando il quartetto nell’airplay che conta e trasformandolo in un’icona di un certo alternative pop. Perché è questa, di fondo, la loro trama sonora: un pop intelligente e ben riuscito, screziato da chitarroni di un’altra epoca. E poi c’è Shirley che, come si suol dire, ci ha messo la faccia. Letteralmente.

Gli anni d’oro sono forse un po’ lontani e la scelta dell’autoproduzione si è fatta sentire anche sui nostri, adesso meno avvezzi a cavalcare le classifiche come nei ruggenti anni d’oro di Cherry Lips o Stupid Girl, ma il pubblico – almeno quello fiorentino – non pare averli dimenticati, assiepandosi in massa sotto il palco dell’Obihall già diverse ore prima del concerto. L’intervista si è svolta a Novembre, pochissimi giorni prima della fatidica notte elettorale americana. È tempo di rompere il ghiaccio e cominciare la chiacchierata.

Shirley Manson: Essere a Firenze è davvero un sogno. Prima volta qui, mi sono innamorata della città dopo aver visto Camera con vista. Ci ho messo ventun anni di tour per arrivare qui, il che è abbastanza bizzarro considerando che questa è la nona o la decima volta che siamo in Italia. Domani invece andremo a Padova, dove non suono da quando venni con la mia prima band, i Goodbye Mr. Mckenzie. Una vita fa.

Cosa mi dici del vostro nuovo disco, Strange Little Birds?

È il nostro sesto album in studio, e direi che è una bella dipartita dal solito, per noi. In questo disco siamo più interessati ai paesaggi, alle atmosfere ed ai sentimenti che non a canzoni tecnicamente scritte bene.

Molti critici l’hanno definito un ritorno alle origini.

Credo che ci siano delle similitudini coi nostri primi due dischi, nel suono molto aggressivo, c’è un sacco di energia naturale che è una roba difficile da catturare in uno studio quando sei stato nella stessa band per tutti questi anni. Ma è un album molto differente dagli altri… ogni nostro disco è diverso, ma penso che questo sia molto cinematico.

Come vanno le cose fra voi?

Bene. Chiaramente sappiamo come farci del male a vicenda, come in ogni famiglia. Ma ci amiamo a vicenda e c’è fiducia fra noi, lavoriamo bene assieme. Siamo fratelli e sorelle, nel bene e nel male.

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[Tiro fuori il vinile, rosa, del primo album, uscito nel 1995] Cosa ti viene in mente se ti mostro questo?

È il nostro primo album! Lo abbiamo suonato fino alla morte lo scorso anno e non vorrei parlarne ancora. Credo che la band sia molto più di quello. Amo il fatto che tu sia un uomo da vinile, però!

Ti ho mostrato questo disco per un motivo: quando uscì, alla Casa Bianca, c’era Bill Clinton. Adesso gli americani, ed anche tu, immagino, potranno votare per Trump o per Hillary, sua moglie. Che giudizio dai della cosa?

Beh, prima di tutto non mi piace che tu ti riferisca a lei come “sua moglie”.

Ma lo è.

Si, ma lei è anche un politico di lungo corso, non è la moglie di qualcuno. Lei è la politica più qualificata che si sia mai candidata per la Casa Bianca. Molti suoi detrattori tentano di scaricare su di lei le colpe del marito, e questo mi fa veramente incazzare.

Perdonami, ma penso che tu abbia mal interpretato la mia domanda. Il senso era: in un paese di milioni di persone, la democrazia non si allontana molto da certe famiglie o da certi nomi.

Credo che noi europei non possiamo comprendere nella sua interezza il sistema politico americano, ma resta che questo è un momento disperato per la politica americana, davvero preoccupante. Ci sono milioni di persone che sono infelici ed inquiete, da ambo le parti. Io lo rispetto, rispetto la rabbia di tutti, ma sono anche incazzata per il fatto che tutti siano in grado di ricevere informazioni sui due candidati: una mi sembra sana, puoi non essere d’accordo con lei ma mi pare sana di mente. L’altro mi pare una persona fuori di testa, e il fatto che possa raggiungere il potere per portare caos in Italia, Scozia, Islanda, India, il Medio Oriente, mi terrorizza. Per cui, gente, pregate per il mondo.

In questi venti anni c’è stata anche un’evoluzione nel trattamento dei rifiuti, per cui vorrei fare un gioco con te: ti farò dei nomi ed avrai a disposizione tre opzioni, la discarica, il riciclo o l’inceneritore.

Ok, ma non sono interessata a tirare merda su altri gruppi o artisti.

Tranquilla, non lo faremo. La prima parola è grunge.

Lo riciclerei. La mia band è stata associata al genere perchè il nostro batterista Butch Vig ha prodotto Nevermind, che è il disco più famoso del filone. Quindi il grunge ha sicuramente fatto parte del nostro linguaggio e della nostra carriera ma noi, fondamentalmente, siamo arrivati ed abbiamo distrutto il grunge, che è poi il motivo per cui i Garbage, all’inizio, hanno ricevuto così tanta attenzione. Abbiamo fatto esattamente il contrario. Detto questo, amo i chitarroni!

Ok, passiamo agli anni Novanta.

[Le si illumina il volto, nda] Oh, assolutamente da tenere! Amiamo i fottuti anni Novanta! Riciclo anche qui, ma devo avvertirti che sono una maniaca del riciclo, rischio di risponderti riciclo ad ogni domanda.

Vedremo. La prossima è Hillary Clinton, anche se in qualche modo abbiamo già risposto.

La amo.

E poi, naturalmente, c’è Donald Trump.

Lo odio. Mi spaventa. Inceneritore!

The World Is Not Enough [il film di 007 per il quale i Garbage realizzarono il tema nel 1998, nda].

Mmm… riciclo.

E che mi dici del vostro terzo album, Beautiful Garbage? La critica lo ha apprezzato particolarmente, il pubblico di meno.  

Riciclo. Amo questo album, credo che sia il nostro disco più punk. Siamo andati contro tutto e tutti, era il disco che nessuno si aspettava da noi. Ce l’hanno in qualche modo fatta pagare, ma ne sono davvero orgogliosa e penso che ci siano delle grandi canzoni.

E di Bleed Like Me, che ha avuto un destino simile?

Lo amo e quindi lo riciclo. Ti avevo avvertito!

Religione.

Penso di dover riciclare anche questa perché rispetto il credo di ognuno, rispetto le religioni e voglio mostrare solo rispetto per chiunque creda in qualcosa. Detto questo, credo che la religione sia spesso corrotta dalla razza umana. Cose orribili vengono fatte nel nome della religione, lo sappiamo tutti. Ma anche quelle buone, quindi riciclo!

Femminismo.

Beh, femminismo per me è una questione di qualità, donne e uomini alla pari, e credo sia bello. E giusto, e penso che sia gli uomini che le donne lo apprezzino. Non penso a me stessa come un’icona femminista, solo come una femminista. Ma conosco anche moltissimi uomini che sono femministi, semplicemente non si “chiamano” così. Penso che il re sia felice quando la regina è felice, ma la cosa non funziona anche al contrario: il re può essere felice, ma se la regina non lo è, abbiamo un casino. Quindi è una cosa buona se le regine sono felici.

Los Angeles.

La amo. Chiaramente non è perfetta, ma nessun posto lo è. Ha i suoi problemi, ma ci sono anche incredibili elementi di libertà e modernità. È una città nuova.

Edimburgo.

Oh, la amo, è bellissima. Per certi versi è un po’ come Firenze, vecchia e piena di edifici storici, con le pietre in terra, storia e cultura ovunque. Sono orgogliosa di essere originaria di lì, ci torno spesso, mio padre e mia sorella vivono ancora lì, assieme a tanti miei amici.

Gli Angelfish.

Amo la mia vecchia band! Sono amici! Senza di loro, oggi, non sarei qui. Sono grandi musicisti ed ho molto rispetto per loro.

Terminator: The Sarah Connor Chronicles [spin-off televisivo dove Shirley compare in veste di attrice, nda].

Ooohhh, quello è stato uno degli anni più divertenti della mia vita! Io amo i robot e la fantascienza, e adoro recitare. Quindi è stata un’occasione perfetta per me. Mi piacerebbe rifare qualcosa, in futuro. Sai, a Los Angeles è pieno di attori famosi, mai dire mai.

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L’industria discografica.

Quella va incenerita. Decisamente. È molto corrotta e crudele, trovo immorale il modo in cui viene gestita. Dopo anni di major adesso siamo in autoproduzione, sulla nostra etichetta, e questo rende tutto più difficile. È più complicato stare sotto i riflettori, avere passaggi televisivi, radiofonici, o anche solo far arrivare il tuo disco nei negozi. Escluso questo, il resto è davvero molto più piacevole.

X Factor o, più in generale, i talent musicali.

Beh, ho sentimenti contrastanti sulla cosa. È bellissimo quando si riesce a scoprire un nuovo, giovane, talento. Detto questo, trovo che il modo in cui viene presentato il concetto di “artista” sia profondamente inaccurato. Artisti riveriti da tutti, come Bowie, Madonna o Prince non sono mai stati i cantanti migliori, magari neanche i migliori performer: ma avevano una prospettiva, avevano un loro punto di vista, originalità ed erano dei creatori. Perché ci sono un miliardo di belle voci, ci sono un miliardo di bei faccini, ma un nuovo Bowie o un nuovo Prince non si trova ogni settimana. Credo che il pubblico generalista sia stato anestetizzato a colpi di performer e questo sta portando alla scomparsa degli artisti veri.

Un’ultima cosa: sentiremo mai delle tue cose soliste?

Solo se i Garbage smetteranno di essere divertenti o se non vorranno più lavorare con me. In quel caso, sì. Ma mi considero una ragazza-da-band, amo le band e penso che queste siano in un momento di grande difficoltà, stanno morendo. Per un gruppo è sempre più difficile far quadrare i conti per sopravvivere, e quindi sono orgogliosa di essere in una — spesso è un casino, ci sono compromessi da fare, ma il risultato finale è migliore della somma delle parti. Mi piace il lato romantico di questa cosa.


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