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Dopo aver intervistato Hayden Thorpe e Tom Fleming nei giorni che hanno preceduto l’uscita del loro ultimo album, non potevo non andare a vedere gli inglesi Wild Beasts suonare dal vivo. Mentre ritiro il mio biglietto all’ingresso della Roundhouse di Londra, vedo il gruppo arrivare con auto d’epoca dalle sospensioni flottanti, fermano il traffico con la loro presenza.

All’ultimo momento scopro che ad aprire il concerto sono i Money da Manchester. Anche se sono uno dei gruppi più quotati in Inghilterra, non sono felice della scoperta, soprattutto perché li avevo visti in un concerto piuttosto deludente durante l’estate. I Money si identificano soprattutto con Jamie Lee, nonostante la presenza della band completa e di due strumenti classici sul palco. Il viso sorridente e una birra spesso tra le mani e per il finale in bilico nella tasca superiore della camicia, Lee ci racconta della depressione up north, nel nord dell’Inghilterra (You Look Like A Sad Painting On Both Sides Of The Sky). Quello che al primo ascolto mi era sembrato fin troppo pop, stasera diventa sofferto e angoscioso sul palco della Roundhouse, più vicino agli Smiths che ai turbolenti Oasis dei fratelli Gallagher. Il finale del brevissimo concerto con A Cocaine Christmas and an Alcholic’s New Year, aggiunge un tocco della disperazione isterica dei Pogues, e funziona molto meglio stasera, visto che le temperature autunnali, rispetto alla canicola di luglio.

Il concerto dei Wild Beasts è preparatissimo, coreografato fino all’ultimo dettaglio. Thorpe ci ricorda che sono passati 10 anni dal primo singolo Brave Bulging Buoyant Clairvoyants e ci dice: “se dieci anni fa mi avessero detto che dopo 10 anni non sarei più riuscito a cantare BBBC ma che mi sarei trovato in questa situazione, avrei risposto: f—k yeah!” E il concerto riflette effettivamente il fatto che il gruppo è arrivato ed è idolatrato perlomeno nel mondo musicale di lingua inglese. Il look sul palco è da ragazzi normali, ma le chitarre sono esaltate e le due voci principali si susseguono e si inseguono evidenziate da uno spettacolo di luci ben coreografate, il palco dominato dall’immagine dagli occhi illuminati dell’enorme robot sulla copertina di Boy King. Nonostante le innumerevoli canzoni energetiche e sfrontatamente erotiche (Fleming: “do you want another song about fucking?”) sono le canzoni musicalmente più intime e sensuali a brillare, soprattutto Tongues, Hooting & Howling e Celestial Creatures, anche se il falsetto sofferto di Thorpe troppo spesso è stato oscurato dalla potenza musicale.

Setlist

Tough Guy
We Still Got The Taste Dancin’ On Our Tongues
Ponytail
A Simple Beautiful Truth
Reach a Bit Further
He the Colossus
Hooting & Howling
Mecca
2BU
Lion’s Share
Big Cat
Wanderlust
Alpha Female

Encore:
Get My Bang
The Devil’s Palace
Celestial Creatures
All the King’s Men


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