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di Ercole Gentile / fotografie di Helge Mundt

Croce e delizia. Ecco come posso riassumere in un’espressione la mia idea del Berlin Atonal 2016. Devo premettere che per il sottoscritto era la prima volta e forse avevo aspettative fin troppo alte, però in mezzo a tante cose degne di nota, impossibile non segnalare anche un pizzico di delusione. Ovviamente suggestiva la location dell’ex centrale elettrica del Kraftwerk, così come fanno sempre la loro sporca figura scenica Tresor e Ohm, oltre ad una stanza (questa sì una chicca) dove si trovavano tutti i vecchi pannelli di controllo della centrale, allestiti per l’occasione con un muro di synth con i quali alcuni artisti (tra i quali ci pare di aver riconosciuto Sigha) hanno giocato divertendosi da matti. A parte questo, ecco tre cose che a mio parere sono state degne di note e tre da dimenticare.

THUMBS UP

1. ALESSANDRO CORTINI

Il Nostro – già tastierista per anni dei Nine Inch Nails – ha presentato in anteprima il suo nuovo show “Avanti”. Cortini ha recuperato vecchi filmati in Super 8 girati dal padre, musicandoli con una soundtrack elettronica da pelle d’oca. Per noi italiani (e ancora di più per noi che viviamo all’estero) penso sia stato ancora più emozionante rivedere il BelPaese tra anni Settanta e Ottanta, e per Alessandro Cortini dev’essere stato davvero intenso mettere a nudo la storia della sua famiglia, una famiglia come tante, come le nostre, tra una giornata in spiaggia, una gita a Venezia, i nonni, i pranzi, ma tutto trattato con una poesia incredibile. Commovente.

2. ROLY PORTER & MARCEL WEBER

Quando si dice restare a bocca aperta. Il talentino inglese sfodera bordate di suono perfette per interagire con il visual artist Marcel Weber, per quella che è una vera e propria performance chiamata Third Law. Immagini incredibili di paesaggi alieni, fasci di luce e mondi lontani fanno da apripista ad una seconda parte dello show interattiva in cui sullo schermo appare una scritta che chiede di chiudere gli occhi agli spettatori, di non avere paura e di riaprirli solo quando tutte le luci saranno spente. Eseguiamo. Dal soffitto si sentono uscire cannonate di fumo che in breve riempiono lo stanzone enorme del Main Stage e d’improvviso circa dieci luci strobo sparano all’impazzata verso il pubblico, creando a breve delle illusioni ottiche psichedeliche sulle nostre palpebre chiuse. Il tutto dura circa 10 minuti ed alla fine non si può non uscirne piacevolmente frastornati.

3. THESE HIDDEN HANDS

Il duo composto dai britannici Alain Paul e Tommy Four Seven erano uno degli act che più attendevo al varco e non mi hanno deluso. These Hidden Hands riesce a creare un’atmosfera ben calibrata tra droni e techno oscura sopra le media, riuscendo spesso a far ballare il pubblico del Kraftwerk. Promossi.

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THUMBS DOWN

1. I RITARDI

Ok, non tutti sono il Sònar. Ok, organizzare i tempi in modo perfetto non è sempre semplice. Però quel che è avvenuto all’Atonal è qualcosa che ho visto raramente in un festival e mai mi sarei aspettato qui. Praticamente tutti i giorni le performance hanno accumulato ritardi di almeno un’ora ed alcuni set interessanti sono iniziati quasi all’alba e dopo diversi giorni diventava complicato trovare le forze per arrivare fino alla fine.

2. I VISUAL

Non saprei se dare la colpa ai direttori artistici o agli artisti stessi. Quando hai alle tue spalle un gigantesco telo per visual, proiettori della madonna e insomma, tutto quel che serve per uno spettacolo visivo di grandissimo impatto, se non lo usi o lo usi male sei un criminale. Oppure quelli che hanno selezionato il tuo show per quel palco non hanno fatto la scelta giusta. Davvero troppi i set sul main stage deludenti da questo punto di vista: chi i visual non li ha usati proprio (un paio hanno sopperito con ottimo uso delle luci, ma è un’altra cosa), chi ha giocato facile con delle visual davvero troppo troppo scontate e blande. Menzione a parte invece per il laser show di Robin Fox, davvero suggestivo e colorato in mezzo ad un mare nero. Così come abbastanza deludente è stato l’allestimento del piano terra al Null Stage (anche l’impianto qui ha dato parecchi problemi), con alcune tv che trasmettevano onde colorate: non male l’effetto finale quando la stanza era invasa dal fumo, ma niente di trascendentale o che non sia già visto.

3. RAIME

Devo ammettere anche qui, di aver atteso il loro show con grande aspettativa. I Raime – reduci dalla pubblicazione del nuovo album si presentano in tre, in versione band sul Null Stage, anche loro in ritardo di un’ora e mezza. E sarà che forse quella sala non era così adatta ad una vera e propria band, ma non si capisce una mazza. Tutto sembra slegato, ogni componente del progetto inglese sembra suonare per sé e alla fine più che psichedelia sembra solo un gran bordello. Infine un piccolo accenno sul pubblico. A quanto pare il Berlin Atonal è diventato un evento hype e quindi di fianco a molta gente interessata c’era tanta gente a cui di quel che succedeva lì non fregava poi molto. Per carità, a parziale giustificazione, c’è da dire anche che il main stage fino ad una certa ora è stato spesso di una monotonia drone/noise devastante, però per molti l’importante sembrava essere lì ed essere vestiti di nero (e tantissimi erano italiani, ma questa è un’altra storia).


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