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ctm16

di Ercole Gentile / nella foto (via), Deep Web di Christopher Bauder e Robert Henke

Il tema di questa nuova edizione di CTM (la parte musicale del più ampio festival Transmediale) era molto accattivante. New Geographies. L’espansione di internet anche in paesi meno tecnologicamente sviluppati sta dando sempre di più la possibilità ad artisti provenienti da tutto il mondo di farsi strada a livello globale, creando una crepa nell’egemonia anglo-americana. Questo a livello underground, ma anche a livello commerciale (vi ricordate Gangam Style del sud-coreano PSY?). E chissà cosa succederà quando anche la Cina deciderà di mettere i suoi yuan in questo mercato. Ma il tema del CTM16 è in realtà molto più ampio: le nuove geografie non sono solo quelle mondiali, ma anche personali (ad esempio dell’ormai labile confine tra uomo e donna) o di contaminazioni musicali tra generi. Insomma, un’analisi delle nuove creature, musicali e non, che stanno nascendo e sviluppandosi a livello contemporaneo.

Il curatore di questa nuova edizione del CTM Festival è stato Rabih Beaini, libanese di origine, italiano d’adozione e da qualche tempo di base a Berlino. Chi meglio di lui può impersonare le New Geographies? Rabih ha realizzato musica sotto diversi pseudonimi spaziando tra elettronica minimale, jazz, new-wave, kraut e techno (noto soprattutto il suo progetto Morphosis), e con la sua label Morphine ha dato spazio a gente come Madteo, Hieroglyphic Being, Charles Cohen, Pierre Bastien, e gli indonesiani Senyawa. Il programma del CTM è stato al solito molto ampio, spaziando tra mostre, conferenze, installazioni, concerti, performance e club-night. Impossibile seguire tutto. Mi concentrerò quindi su ciò che mi ha più colpito in questa edizione.

Partiamo dalla mostra presentata in uno dei due quartieri generali del Festival, la Bethanienhaus a Kreuzberg. Una parte fotografica con immagini su artisti e situazioni che cercavano di far luce su alcune situazioni politiche e artistiche alle latitudini più disparate della terra; e poi delle interessanti installazioni, su tutte Disarm (Mechanized) del messicano Pedro Reyes, dove vecchie armi sono stati convertiti a strumenti musicali automatizzati. E già che siamo in tema di installazioni, impossibile non citare la meravigliosa Deep Web del light designer Christopher Bauder e del musicista Robert Henke (aka Monolake). All’interno dell’industriale struttura del Kraftwerk Berlin (nello stesso complesso del club Tresor) è stata realizzata questa struttura sul soffitto dell’edificio (a 25 metri di altezza) composta da 175 sfere motorizzate e 12 sistemi laser, lunga 10 metri. Tutta la struttura si muoveva in alto e in basso illuminata dai laser colorati creando effetti che dire suggestivi è poco. Il tutto ‘cullato’ dalla perfetta soundtrack ambient curata da Henke. Da brividi.

Veniamo alla musica. Giovedì 4 febbraio al Berghain/Panorama Bar – ormai da anni sede della maggior parte delle serate del CTM – abbiamo visto cose molto interessanti. Su tutti: le giapponesi group A che, mezze nude e coperte dal cellophane, hanno tenuto un concerto/performance di oltre un’ora tra sperimentazione e synth-wave davvero convincente e d’impatto. Aisha Devi (già Kate Wax) è stata la regina della serata. La producer svizzera di origini nepalesi/tibetane ha messo la sua notevole voce a servizio del Xöömej, canto tradizionale di Tuva (tra Siberia e Mongolia) su un tappeto di mantra vocali, drone, techno e ambient esoterica. Ad affiancarla il performer cinese Tianzhuo Chen, con una esibizione colorata, grottesca e kitsch che ha fatto da contrasto perfetto ad Aisha. Meritevole anche il rapper americano Le1f, uno dei primi ad avventurarsi nel queer-rap, in un genere solitamente molto machista. Come sempre, di rilievo il set al Panorama della ormai consolidata Lena Willikens, tra techno e psichedelia – una delle artiste più interessanti in ambito techno insieme a Helena Hauff.

Venerdì 5, sempre al Berghain/Panorama, serata più dark. Molto convincenti gli spagnoli Esplendor Geometrico, collettivo che fin dai primi Ottanta si muove nella scena industrial e che ha regalato un set synthwave davvero notevole; così come il tedesco Kassem Mosse, che ha regalato un set fatto di synth, tastiere e drum machine tra techno scura e house. Al Panorama plausi per l’etiope Mikael Seifu, con le sue sonorità in bilico tra suoni tradizionali e UK Garage, e per la Chicago-house di Honey Dijon. A sorpresa inserita Nina Kraviz in line-up al posto dell’assente Baris K. Il sabato ci si è spostati allo Yaam, storico club reggae situato sulle rive della Sprea. Questa è stata, a parere di chi scrive, la delusione del festival. Le due sale principali hanno offerto sonorità praticamente identiche tra hip-hop e bass music ma senza riuscire a incidere e coinvolgere davvero il pubblico, che infatti si è rifugiato numeroso nella saletta piccola, dove le sonorità erano più world-oriented. Peccato non aver differenziato la programmazione e reso la serata più eterogenea, la location si prestava.

La domenica via all’Astra per l’ultima serata – in collaborazione con Red Bull Music Academy. Sam Shepherd, in arte Floating Points, è indubbiamente uno dei nomi più caldi del momento grazie al bellissimo Elaenia, suo primo album dove ha sparigliato le carte con un disco di musica ‘organica’ tra elettronica, jazz, psichedelia e house. Il suo live – che in altre occasioni, come per C2C a Torino, ha proposto accompagnato da ben 11 elementi – questa volta è realizzato in 4: sul palco con Sam, al Wurlitzer ed effetti, ci sono batteria, basso e tastiere. Fondamentali gli splendidi visual a base di laser per un concerto di un’ora che ripercorre Elaenia arricchendolo di arrangiamenti seventies e di un sound ricco e coeso – il che fa capire l’importanza seminale di un album che, seppur non inventando nulla di nuovo, ha posto l’accento sulla musica strumentale in un ambito non sempre avvezzo a questo genere di approccio live come quello house. Lode per Floating Points, così come molto interessante la prima apertura della turca Ah! Kosmos tra elettronica sognante e new-wave. CTM Festival promosso quindi? Assolutamente si, curiosi di scoprire l’evoluzione di questo evento sempre all’avanguardia e pronto ad anticipare tendenze e sperimentazioni.


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