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joanna newsom

L’arpista e cantante Joanna Newsom, che molti di voi ricorderanno nelle vesti di Sortilège nel film di Paul Thomas Anderson Vizio di forma, pubblicherà il suo quarto album Divers il 23 ottobre via Drag City. Se però state pensando di ascoltare questo disco gratuitamente su Spotify, rimarrete delusi. Qualche giorno fa il Los Angeles Times ha intervistato la musicista californiana e ciò che è emerso maggiormente dalla conversazione è il profondo odio della Newsom per la nota piattaforma di streaming. Queste le dichiarazioni dell’artista:

Sono andata via da un negozio di alimentari perché sentivo che c’era una banana andata a male caduta dietro al contenitore, è stata lì per qualche giorno, era marrone e produceva questo gas. Potevo sentirlo appena entrata dalla porta. Spotify è la banana dell’industria musicale, butta fuori un fumo. Si può sentire che c’è qualcosa che non va.

Spotify è come una cricca dei cattivi delle etichette major. Il business è costruito dal basso verso l’alto in modo da eludere l’idea di pagare i loro artisti. Le major non erano particolarmente felici del fatto che, mentre i soldi dei diritti diminuivano sempre di più, la loro porzione percentuale accordata nei loro contratti di licenza si faceva sempre più piccola.

Quindi qualcuno è venuto fuori con la grande idea che se avessero lanciato una compagnia di streaming, avrebbero potuto rendere quelle percentuali ancora più basse. Infinitesimali, perché possono fare soldi dalla pubblicità e dalle iscrizioni, e non devono pagare i loro artisti per questo. Quindi è organizzato in un modo in cui possono semplicemente derubare i loro artisti, e la maggior parte di essi non ha modo di reagire perché è contrattualmente obbligata a restare con l’etichetta per una quantità x di tempo e non può proprio andarsene.

Capisco perché Spotify è grande. Sarebbe bello se ci fosse un modo per permettere il loro servizio senza che qualcuno perda, che qualcuno venga vittimizzato.

Il LA Times ha inoltre aggiunto un update al post riportando la risposta di Jonathan Prince, responsabile globale delle comunicazioni e delle politiche pubbliche di Spotify:

Ci piacerebbe sederci con Joanna e provare a chiarire alcuni dei fraintendimenti riguardo a come Spotify lavora per supportare artisti, autori e l’intera industria musicale. Per esempio, qualcuno l’ha portata a credere che ‘noi non paghiamo gli artisti’ per pubblicità e iscrizioni – in realtà, paghiamo intorno al 70% del nostro profitto, per ogni singolo dollaro guadagnato tramite pubblicità e iscrizioni, in royalties. Siamo orgogliosi di essere attualmente l’unico grande trainante di crescita nella musica, e vorremmo parlare con Joanna di come stiamo facendo funzionare lo streaming per gli artisti e gli autori di tutto il mondo, perché ci piacerebbe lavorare anche con lei.

Qui sotto potete guardare il video del singolo Sapokanikan, diretto da Paul Thomas Anderson. A questo link trovate invece un altro estratto da Divers.


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