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Rumore-Gennaio-2015

Esattamente un anno fa inauguravamo la serie di volumi allegati a “Rumore” riguardanti la scoperta dei dischi minori sparsi nei vari decenni del ‘900. Cominciammo coi ’60 e nel frattempo, gennaio 2015, siamo arrivati ai tanti chiacchierati, amati, vituperati anni ’80. La firma è sempre la stessa, quella prestigiosa di Carlo Bordone. Così la prima buona notizia dell’anno è che, assieme al giornale, in edicola troverete anche il libro in questione: “50 X 80”. E occhio al calendario, perché il volume verrà anche presentato dal vivo nelle prossime settimane.

Cominciamo l’anno con una copertina italiana: Dargen D’Amico. Rapper o forse no, cantastorie, produttore, DJ, discografico, milanese. Di lui si è detto tutto e il suo contrario, nell’arco dell’ultimo decennio. Fra i pionieri della seconda ondata dell’hip hop italiano, Dargen compie due mosse simultanee: da una parte riassume la sua storia discografica con la stampa di un box antologico che raccoglie tutte le sue pubblicazioni, finora. Dall’altra è imminente l’uscita del suo nuovo album, D’Io. Ragion per cui abbiamo fatto una lunga chiacchierata senza rete, per approfondire una delle figure “meticce” chiave per comprendere meglio la musica italiana di oggi.

La parola punk è una delle più inflazionate, per chi scrive o ascolta musica. Ecco due tizi, facce da hooligan, che invece – nell’anno di grazia 2015 – ritornano alle radici di quella parola stessa. Gli inglesi – di Nottingham – Sleaford Mods. Non sono mods. Non amano il calcio. Non sono consolatori. Non sono ragazzini. Sono basici e contro tutto e tutti: il sistema capitalista, gli Oasis, l’Inghilterra, la modernità. Parole e beats. Punk nel senso più puro del termine. Nessuno come loro, in giro in questo momento.

Claudio Sorge e Mario Ruggeri hanno investigato all’interno dell’eredità dei leggendari Kyuss: hanno parlato con due figure chiave come gli ex Brant Bjork e John Garcia, per ricostruire cosa è rimasto – dopo numerose band fondate e scomparse – di una delle esperienze hard più significative dell’ultimo ventennio.

Per la rubrica “Grandi Firme”, dedicata alla scrittura musicale e ai suoi interpreti, Daniele Cianfriglia ha intervistato uno dei nomi di culto che incarna lo spirito e la storia di “Rumore”: lo statunitense David Grubbs. Che ha appena pubblicato per Arcana il libro I dischi rovinano il panorama. Già musicista solista in band sperimentali storiche come Squirrel Bait, Bastro, Bitch Magnet, Gastr Del Sol etc., Grubbs ora è diventato anche un saggista di livello assoluto.

Uno degli articoli di cui andiamo più fieri si chiama “Romagna Rumorosa”. Un dossier a cura degli autoctoni Francesco Farabegoli e Marco Pecorari sulla vivacità ed eterogeneità della scena musicale romagnola: Cosmetic, Hierophant, Godblesscomputers, Adriano Zanni, Io e La Tigre, Michele Camorani, Girless And The Orphan. Con questo torniamo a indagare – in diretta, per strada, dopo anni, ridando vita all’inchiesta “rumorosa” – su cosa si agita d’interessante in giro per le varie aree e città che compongono l’Italia.

Protagonisti del nostro speciale di “Retropolis” sono invece i leggendari, sfortunati, australiani The Go-Betweens: il “superstite” Robert Forster ha raccontato la loro storia a Diego Ballani, avendo come pretesto l’imminente pubblicazione di un mega box riassuntivo sulla parabola della band.

E poi ancora interviste a Pierpaolo Capovilla, The Raveonettes, Ben Seretan, The Hookworms, Welcome Back Sailors e altri. Analizziamo le nuove attesissime uscite, tra gli altri, di Belle & Sebastian, Sleater-Kinney, Viet Cong, Wu-Tang Clan, Torche, Morgan, Decemberists, The Dodos, Mary J. Blige, Theo Parrish, Marilyn Manson, Zun Zun Egui, I Am Kloot.

E, come ogni gennaio, non possono mancare le playlist di tutte le nostre firme sul meglio del 2014 appena trascorso.

“Rumore” 276, gennaio 2015, è in edicola al prezzo di 8 euro e in formato digitale da ora. Buona lettura!

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